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Il male ingenerato

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Bene e Male


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Premessa: non ho la pretesa, in questa sede, di affrontare in maniera esaustiva l’indagine sui temi di seguito proposti. In realtà questo articolo è uno sviluppo di ‘getto’ di alcuni concetti che, a mio parere, meritano un punto di vista differente rispetto a quelli ‘classici’.

Voglio precisare che userò un approccio esegetico-archetipico nei confronti della Religione e dei testi sacri cui farò riferimento nello scritto.

Il tema principale che intendo provare ad affrontare è il Male primordiale, quello ‘costitutivo’, Fonte da cui tutto nasce e che tutto crea.

Per far ciò partirò dai primissimi versi della Bibbia:

In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

L’interpretazione maggioritaria che si dà di questi versi è nel senso di un processo di creazione esterno a Dio, da cui discenderebbero il Bene ed il Male, intesi in senso alieno allo stesso Creatore.

L’Oscurità come emanazione separata ha certamente origine nelle concezioni dualistiche iraniche; in particolare, in quella Zoroastriana vi sono due potenze primordiali, Ahura Mazda, spirito positivo, e Ahriman, spirito maligno, e la realtà sensibile è una miscela dei due spiriti. L’uomo vive nel costante conflitto tra i due Princìpi e le loro manifestazioni.

E se invece il processo emanativo della Creazione fosse un processo interno a Dio? Più in particolare, se la Creazione presupponesse il Male genetico? In altri termini, come avrebbe potuto Dio unico e perfetto generare il creato e con esso il Male se non avesse dentro di Se il Male stesso?

Si potrebbe obiettare con Isaia 45, 7:

Io formo la luce e creo le tenebre, produco la pace e creo il male: Io, Signore faccio tutte queste cose.

Le due ricognizioni esegetiche, apparentemente teoriche e senza alcuna rilevanza pratica, esprimono in generale due modi distinti di interpretare l’esistenza.

Il Male è dentro Dio o ne è emanazione? Da questa distinzione discende il modo in cui ci si approccia all’esistenza, anche quella quotidiana.

Nella concezione dualistica gli opposti non hanno a che fare con la natura della divinità, ma con una complessa condizione della vita, espressa mediante antitesi.

Bene e Male vengono generati dall’esterno, fanno parte di un mondo ‘altro’, si riconoscono per differenza dell’uno rispetto all’altro, cosi come tutte le manifestazioni della natura.

Il Male, invece, nell’opposta interpretazione, è all’interno del divino e si mescola al bene. Essi sono due modi di espressione dell’Uno. L’essere il male primordiale non rende il divino o l’Uno imperfetto; tutt’altro, lo rende completo. Esso, dunque, ne rappresenta un attributo.

Gli opposti sono percezioni, sono un modo per conoscere e per conoscersi, sono una esemplificazione della conoscibilità. Volendo giungere all’estremo, si può parlare della preesistenza del Male rispetto al Bene.

A tal proposito, si noti che tutti i primogeniti maschi nella Bibbia sono peggiori dei secondi figli, Caino/Abele, Esaù/Giacobbe…

Perde di significato, dunque, il concetto di ‘purificazione’ e si fa largo quello che potrebbe definirsi ‘perfezione inclusiva’. Così come la scorza, elemento negativo, precede il frutto, elemento positivo, proteggendolo, così l’Uomo è in quanto non è. Il lato oscuro è parte della perfezione. Il male è funzionale all’essere, concorre, in uno al Bene, all’arricchimento della bellezza del mondo.

Nella vita di tutti i giorni, concepire il Male in un senso piuttosto che nell’altro, nell’ottica di cui alla premessa, cambia radicalmente la consapevolezza che si ha, o si dovrebbe avere, di sé, del proprio agire e della realtà sensibile che ci circonda.

Conseguenza logica ne è il libero arbitrio.
Cosa dovremmo scegliere? Meglio, in che cosa si sostanzia la nostra volontà? Dio ci ha volontariamente concesso il libero arbitrio oppure esso è la ‘naturale tara genetica’ che abbiamo ereditato dal Creatore al pari del Male primordiale? Il motivo della creazione è casuale o risponde ad una volontà ovvero ad una scelta?

Come in precedenza, a seconda di come si concepisce il Male, si deve necessariamente concepire il libero arbitrio: dono o attributo genetico?

La conseguenza è dirimente. Io non scelgo di assecondare un istinto ‘oscuro‘ o meno; non mi interrogo sulla natura dell’io stante un istinto di tal fatta; le cosiddette crisi di coscienza si svuotano di significato. È la società, confessionale o meno, che attribuisce a determinate ‘pulsioni’ il carattere benevolo o maligno, ma esse sono ontologicamente pure.

L’apparato sociale contemporaneo è il risultato di millenni di evoluzione ed in passato, per alcuni tutt’ora, la religione si fondeva con lo Stato.
Se analizzassimo la cosmogonia di alcune confessioni noteremmo un particolare curioso, sempre in relazione alla nostra indagine.

Gli indù, almeno questa è la rappresentazione maggioritaria, credono nell’Uovo cosmico che galleggia in un oceano primordiale avvolto dall’oscurità della non esistenza, uovo-non esistenza; per gli antichi egizi in principio era Nun, il buio, il caos e da Atum vennero fuori Shu e Tefnut; per gli antichi greci dal caos nasce Gea; per i Babilonesi, e quindi per derivazione dai Sumeri, dall’unione tra Apsu, l’abisso, e Tiamat nasce il creato; per i Bantu, Mbombo regnava sul mondo fatto di oscurità e acqua; per gli Inca la terra era immersa nell’oscurità.

E quali sono i precetti religiosi, a cui sono collegati i peccati?

Le 10 espressioni per gli ebrei, quelle corrispondenti ai 10 comandamenti a noi tutti noti; per gli Zoroastriani, tra gli altri precetti, vi era e vi è la giustizia, la verità, l’amore per il prossimo, il divieto di furto.

Così recita il capitolo XVIII del libro dei morti degli antichi egizi:

Salve, o Tu che presiedi gli Occidentali, Un-Efer che stai in Abido. Io non ho detto menzogne coscientemente. Io non ho commesso male azioni… non ho detto il falso, non ho rubato…

Per i Sumeri: da una bellissima supplica:

… ho detto menzogne, ho pronunciato parole offensive, al Tuo argento prezioso è andato il mio desiderio, ho promesso, poi disdetto, dato assicurazione, ma poi non ho pagato…
cfr. versetti 20 e ss testi KAR 39 e 45

Gli indù credono nella giusta condotta, sadachara, e buona compagnia, satsangha, e così via.

Tutte le religioni, senza alcuna defezione, hanno preveduto, e alcune prevedono tutt’ora, la presenza della classe sacerdotale a sua volta strettamente connessa con quella regnante o comunque politica. Teniamo presente che ci si trova agli albori della civiltà, in un’epoca in cui il genere umano era ‘giovane’ ed ancora troppo ‘grezzo’ per avere una coscienza sociale.

L’ortodossia afferma che le religioni sono nate dagli uomini per dare risposte ai fenomeni naturali o atmosferici che all’epoca erano inspiegabili.

Nella concezione del Male, e del libero arbitrio, come sopra proposta la risposta alla domanda in ordine ai motivi della nascita delle confessioni non è così scontata.

Ognuno di noi, assecondando la propria scintilla, sa, intimamente, che tipo di ‘ricerca’ affrontare e soprattutto se affrontarla poiché si sa che quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro.

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Antonio Petito

Autore Antonio Petito

Antonio Petito, nato a Napoli nel 1980, laureato in giurisprudenza all'Università degli studi di Napoli 'Federico II' e dal 2009 avvocato specialista in diritto commerciale.