Home Rubriche Menorah Il Faro eterno del Cammino massonico: la Luce

Il Faro eterno del Cammino massonico: la Luce

Luce

Fratelli e Sorelle, immaginate quell’istante sospeso: il silenzio fitto di un luogo buio, il respiro che rimbalza sulle pareti nere, le domande incise nel cuore prima ancora che sulla carta.

Poi un raggio trapassa le tenebre: non un bagliore volgare, ma il seme divino della conoscenza.

Lux et veritas

Luce e verità

diventa allora non uno slogan, ma una promessa esistenziale.

La Luce, in Massoneria, non è un chiarore neutro: è il segno visibile di una presenza invisibile, l’eco di un ordine profondo che chiamiamo Grande Architetto dell’Universo.

È principio creatore, ma anche ferita e desiderio: ferita perché ci mostra quanto siamo ancora incompiuti, desiderio perché ci attrae sempre oltre, verso un “più” che non si esaurisce mai.

Come Goethe sussurrò nelle sue ultime parole,

Mehr Licht!

Più luce!

L’anima iniziatica non si accontenta, aspira a una chiarità sempre più vasta, quasi insostenibile.

Allora la domanda sorge, inevitabile, come una lama che attraversa il petto: perché il massone cerca la Luce, sempre e per tutto il suo percorso iniziatico?

Perché la Luce è il suo vero volto, quello che ha dimenticato nelle notti dell’ignoranza e delle paure. La cerca senza tregua perché intuisce che ogni passo nella tenebra, ogni caduta, ogni dubbio, è in realtà un invito a tornare verso quella scintilla originaria che il cammino ha acceso.

L’Apprendista la riceve come dono fragile, il Compagno la tempera a colpi di scalpello sulla Pietra Grezza, il Maestro la riflette e la dona, come una torcia accesa che passa di mano in mano.

La cerca sempre perché, senza questa tensione, il suo cammino si spegne, la vita si riduce a pura sopravvivenza. E la cerca per tutto il percorso, perché la Luce non sia un traguardo da mettere in bacheca, ma un orizzonte che arretra ogni volta che ci avviciniamo, costringendoci a crescere ancora.

In questa ricerca, l’Ombra non è nemica, ma maestra esigente.

La psicologia di Jung lo ricorda: l’aurora è l’uscita dalla notte dell’inconscio; la Luce che conta non è quella che cancella il buio, ma quella che lo attraversa, lo integra, lo trasforma in consapevolezza.

Il Massone che finge di non avere ombre diventa maschera; quello che le guarda in volto, alla luce delle Tre Grandi Luci, Squadra, Compasso, Volume della Legge Sacra, inizia a diventare individuo, non copia.

La Squadra armonizza i gesti quotidiani, il Compasso misura desideri e paure, il Libro sacro, qualunque sia per la sua coscienza, ricorda che esiste una Legge più alta delle nostre piccole manie di potere.

Ci sono momenti in cui tutto questo prende forma concreta.

Una candela accesa in silenzio prima di una decisione importante; un momento di meditazione in cui si “porta alla luce” un pensiero che ci vergogniamo di avere; un atto di sincerità senza maschere con un Fratello o una Sorella.

Sono piccole pause interiori in cui si riattiva la fiamma, si ripulisce il vetro della lanterna, si permette alla Luce di filtrare un po’ di più nella vita di tutti i giorni.

E poi ci sono i simboli che indicano lo spiraglio in fondo al tunnel.

La stella fiammeggiante, ad esempio, che brilla al centro del cielo del Tempio, non è decoro: è la promessa che, qualunque sia la profondità della notte, esiste sempre un punto di fuoco che non si spegne.

La catena d’unione, con le mani intrecciate, ricorda che nessuno attraversa il buio da solo: se la tua fiaccola vacilla, la luce dell’altro può proteggere la tua e domani sarai tu ad alzare la lampada per chi inciampa.

Spunto dopo spunto, si fa strada una certezza dolce e terribile: forse non esiste un “fine” del percorso, nessun cartello che dica “da qui in poi sei tutto luce”. Ma proprio in questa infinitezza sta il miracolo. Se non c’è una fine, allora c’è un sempre: sempre possibilità di rialzarsi, di riaccendere, di ricominciare.

La Luce vince non perché elimina per sempre il buio, ma perché ogni volta che il buio ritorna trova qualcuno disposto a sollevare di nuovo una fiamma, per sé e per gli altri.

Nel solstizio d’inverno, quando il buio sembra trionfare, già si prepara l’alba: un messaggio cosmico e personale, nel tuo momento più oscuro, qualcosa in te si sta già preparando a rinascere.

Riflettete: quante volte il mondo ci ha convinti che le tenebre sono invincibili?
Crisi, divisioni, paure collettive. Eppure, basta una scintilla, un gesto di coraggio, una parola veritiera, per dimostrare il contrario.

La Luce è quella forza paziente che erode le montagne di ombra, non con violenza, ma con costanza. È lo spiraglio che si allarga, la fiamma visibile alla fine del tunnel, la prova che il buio, per quanto denso, non è mai assoluto.

La vera Luce non è un dono unico, ma fiamma da custodire ogni giorno. Il Massone che la alimenta diventa portatore di verità, pace e fratellanza. Solo chi cammina nella Luce guida gli altri fuori dall’ombra, o perisce con loro nel buio eterno. Alla fine, se mai esista una fine, la Luce vince sempre, come alba inevitabile dopo la notte più lunga.

Alla Gloria del G.A.D.U., il compito è semplice e spaventoso: proteggere quella scintilla, alimentarla, offrirla.

Fiat lux et facta est lux

non è una frase del passato, ma un imperativo al presente:

Sia luce, adesso, attraverso te.

E finché almeno uno di noi avrà il coraggio di accendere una candela nel vento, la fiamma alla fine del tunnel non sarà mai solo un’illusione, ma una promessa mantenuta.

Lux perpetua luceat eis!

Che la luce perpetua illumini il cammino di chi cerca, cade, si rialza, e non smette mai di camminare!

Fratellanza, e Luce che non si arrende.

Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.