La simbologia della Sfinge
Non è possibile trattare questo Arcano senza soffermarsi sulla figura della Sfinge, elemento simbolico che troviamo ai piedi del Carro e che, insieme al conducente, rispetta il solito schema triangolare visto anche nella struttura geometrica nascosta dei precedenti due Arcani Maggiori analizzati.
Essa è uno dei simboli che accompagna l’uomo e i suoi misteri sin dall’alba dei tempi.
Custode silenzioso delle necropoli egizie, mostro divoratore sulle strade di Tebe, la Sfinge incarna ciò che si frappone fra il visibile e l’invisibile.
Denominata in lingua geroglifica Shesep-ankh ovvero Immagine Vivente, unisce il corpo del leone alla testa del sovrano regnante, adornata con il nemes cioè il copricapo a bande sormontato dall’ureo ovvero il cobra protettivo.
Il faraone è l’unico in grado di mantenere la Ma’at, l’ordine cosmico e la giustizia, contro le minacce dell’Isfet, il caos.
Il Bianco e il Nero, scelti come colori per rappresentare le sfingi che muovono il Carro, sono tinte altamente simboliche e presenti nei Templi di alcuni percorsi Iniziatici.
Il monumento presente in Egitto venne esplicitamente identificato con Horemakhet, Horus all’orizzonte, divinità solare che incarna il rinnovamento ciclico della vita. La Sfinge di Giza diventa, così, un immenso altare solare.
Un documento fondamentale per comprendere quest’evoluzione è la Stele del Sogno, eretta tra le sue zampe anteriori dal faraone Thutmose IV.
Il testo narra di come il principe Thutmose, addormentatosi all’ombra della Sfinge, allora quasi completamente sepolta dalle sabbie, ricevette in sogno la voce della divinità stessa. Ella gli promise il trono d’Egitto in cambio della rimozione della sabbia che la soffocava.
Il termine che oggi utilizziamo per indicare il simbolo e il monumento, deriva dal greco antico Sphinx (Σφίγξ), legato al verbo sphíngo (σφίγγω), che significa “stringere”, “legare” o “strozzare”.
Nella cultura ellenica, la sfinge è strettamente connessa all’azione letale del soffocamento, riflesso del suo ruolo mitologico di mostro distruttore e implacabile.
La disposizione astronomica della Grande Sfinge non è casuale, risulta infatti essere orientata verso Est, punto cardinale che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.
Questa collocazione la inserisce direttamente nei culti solari di Eliopoli, identificandola, proprio come detto prima, con la divinità Hor-em-akhet (Horus all’orizzonte), latinizzato in Harmakhis.
La sfinge diventa, dunque, lo specchio terrestre del sole che rinasce ogni mattina dalle tenebre della notte, sconfiggendo le forze del disordine rappresentate dal serpente Apofi.
La Sfinge non è stata solo uno dei soggetti prediletti per la stesura simbolica degli arcani – la ritroveremo ancora, infatti, lungo il nostro percorso -, ma lo è stata anche di splendidi dipinti a olio come Edipo e la Sfinge di Gustave Moreau, le opere di Franz von Stuck e le tele di Fernand Khnopf, artista vicino agli ambienti Martinisti e Rosacrociani del suo periodo storico.
In generale, il movimento simbolista attinse a piene mani dalla dimensione oscura e inquietante della sfinge greca, rendendola l’incarnazione dell’erotismo distruttivo e del mistero insondabile della femminilità.
Nel quadro di Moreau, la sfinge è arrampicata fisicamente sul corpo di Edipo, avvinghiata al suo petto in un abbraccio che è, allo stesso tempo, una sfida sul piano intellettuale e una minaccia erotica.
La tensione magnetica scaturente dallo sguardo tra i due, è palpabile. La sfinge, in questo caso, non è più un mostro esterno da abbattere con la logica, ma rappresenta la Femme Fatale: il polo d’attrazione del desiderio maschile che minaccia di annullare la razionalità, di risucchiare l’uomo nell’abisso delle passioni incontrollate e della morte, creando, così, un connubio inscindibile tra Eros e Thanatos.
Anticamente poteva essere rappresentata in vari modi.
Abbiamo tecnicamente l’Androsfinge quando essa possiede un volto umano, la Ieracosfinge quando possiede una testa di falco e la Criosfinge quando la sua testa è quella di un ariete.
Secondo Esiodo la Sfinge è figlia di Ortro e una delle tre figure che sto per elencare: Echidna, la Chimera o Ceto. Per Pseudo-Apollodoro, invece, nasce dall’unione tra Echidna e Tifone.
Una figura simile, con corpo da leone e testa umana è presente anche nella mitologia del Sud Est Asiatico con il nome di purushamriga, letteralmente uomo-bestia.
La concezione indiana di sfinge che più si avvicina alla classica idea greca è il concetto di Sharabha, parte leone, parte uomo e parte uccello, in cui il dio Shiva si incarnò per contrastare la violenza di Narasimha.
Altrove, e più precisamente nello Sri-Lanka, la sfinge è conosciuta con lo stesso nome che, tradotto, vuol dire uomo-leone. Il Narasimha è anche parte della tradizione buddista ed è un guardiano della direzione nord. È raffigurata sugli angoli della Stupa. Inoltre, è enumerata tra le creature mitologiche che popolano la montagna sacra Himapan.
In ultima analisi dunque, ci troviamo di fronte a un altro simbolo ubiquitario e davvero antico, come altri finora incontrati e che ancora incontreremo, la cui funzione è quella di proteggere e mettere alla prova colui o colei che vuole intraprendere un certo cammino, attraverso degli enigmi che toccano l’Iniziato nel suo profondo.
Nell’Arcano Maggiore del Carro le vediamo sedute ma pronte a trainare il conducente. Come collegare ciò che sappiamo della Sfinge con il contesto in cui le stiamo osservando e interpretando?
L’Iniziato che davvero conosce il suo cammino e il potere che in lui è celato viene riconosciuto come degno e meritevole fino al punto di riuscire a guidare o forse farsi guidare dal Guardiano della Soglia, che lo riconosce come membro della Catena Iniziatica e parte dell’Eggregore, proteggendolo e conducendolo, utilizzando la ferocia tipica della Sfinge solo per proteggerlo dalle insidie dentro e fuori dal cammino che lo porterebbero fuori strada. Tutto ciò è valido fintanto che egli si muove con certa convinzione verso i suoi obiettivi.
In tutti gli altri casi, l’azione del Guardiano della Soglia sarebbe indirizzata verso lo stesso Iniziato che, divenuto un pericolo per la qualità energetica dell’Eggregore e per la Conservazione della vera Tradizione professata da uno specifico Ordine, verrebbe “eliminato” e allontanato.













