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‘Il Borghese Gentiluomo’ al Nouveau Théâtre de Poche

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Il Borghese Gentiluomo


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In scena il 16 e 17 luglio

Riceviamo e pubblichiamo.

Il 16 luglio, ore 21:00, e il 17 luglio, ore 18:00 e 21:30, presso il Nouveau Théâtre de Poche, via Salvatore Tommasi, 15, Napoli, andrà in scena lo spettacolo ‘Il Borghese Gentiluomo’ di Jean-Baptiste Poquelin, Molière, traduzione di Luigi Lunari. Regia di Peppe Miale.

Personaggi:
Signor Jourdain: Luigi Leone. Signora Jourdain: Iole Caròla. Lucilla e Assistente della sarta: Marica Ferone.
Durante: Fabio Palliola. Dorimene e Sarta: Francesca Somma. Cleonte: Giuseppe Fedele. Coviello: Manuel Severino. Nicoletta: Rosita Chiodero. Maestro di danza, Poeta e Turco: Luca Cotugno. Maestro di musica, Poeta e Turco: Davide Raffaello. Maestro di scherma, Poeta e Turco: Lorenzo Russo. Maestro di filosofa, Poeta e Turco: Raffaella Scognamiglio. Lacchè: Paolo Pignorio.

Note di regia

Perché forse in fondo è vero che
per essere capaci di vedere cosa siamo
dobbiamo allontanarci e poi guardarci da lontano
(cit.” Il viaggio” di Daniele Silvestri)

Si ride.
O per lo meno ci si auspica ardentemente di procurare il riso, visto che la scaramanzia in Teatro è tutto fuorché un’opinione. Si ride per le peculiarità dei personaggi, per la veridicità paradossale del racconto, per il meraviglioso tessuto di battute sagaci e raffinate. Il tutto magistralmente orchestrato dalla penna vulcanica e arguta di Molière.

Si ride perché trattasi di Commedia. Genere meraviglioso per quanto colpevolmente sottovalutato e non più frequentato come una volta da chi mette in scena spettacoli. Magari, oso pensare, perché è non semplice da raggiungere l’obiettivo dell’efficacia della messinscena stessa. E questo perché far ridere oggi, luglio 2016, con le parole di Molière, è compito improbo.

E tanto più improbo è affidarsi ad un gruppo di Attori Giovani per realizzare il tutto, ma è necessario che questo avvenga per la meravigliosa necessità che deve nascere in loro: la Bravura.
E se, come credo, la loro crescita professionale si paleserà nella capacità di suscitare quel riso di cui sopra, avremo noi insegnanti raggiunto l’obiettivo che ci prefiggiamo senza declinazioni altre. Perché la Bravura ha a che fare con l’essenza e non con l’apparire.

Magari il Borghese stesso sarebbe orgoglioso del loro miglioramento, proprio lui così disperatamente tendente all’apparenza. Proprio lui che, volendo diventare altro da sé, si inerpica nella vicenda narrata sulla cresta di una montagna rappresentata da tutto ciò che non conosce e che vuole imparare.

Gli altri si prenderanno beffe di lui, addirittura approfitteranno della sua meravigliosa ingenuità.
Nella lettura che proponiamo i maestri cui egli si affida non avranno scrupoli a millantare conoscenze di recitazione, né avranno remore a trasformarsi proditoriamente in cuochi o a prestarsi in veste di turchi alla truffa ordita da Coviello.

Tutto questo finché il caso non gli riserverà un accadimento che forse riuscirà davvero a condurlo da se stesso.
A prescindere, un accadimento che gli farà intraprendere, sereno, il viaggio.
È un accadimento non previsto da Molière che prelude ad un destino diverso da quello indicato per il nostro eroe dall’autore.

Per questo, le mie scuse profonde e sincere all’autore. Ma il teatro, a volte, porta altrove.

Peppe Miale

Scenografia: Nicola Narciso. Costumi: Fabiana Amato. Disegno Luci: Nino Perrella. Assistente alla regia: Francesca Somma. Coreografie: Laura Zaccaria, Lorena Leone. Si ringraziano gli altri insegnanti dell’e-laboratorio: Pino L’abbate, Angela de Matteo.

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