L’essenza dell’Arcano, secondo me
Ho molto riflettuto sulla coesistenza di due termini per la denominazione della medesima carta.
Se da un lato vi sono motivazioni storiche legate all’evoluzione di come questo Arcano sia stato concepito e del suo messaggio, dall’altro ritengo opportuno ponderare anche tale aspetto che, visto in chiave esoterica, non è affatto un dettaglio di poco conto.
Sappiamo che l’etimologia della parola Bagatto proviene dal latino baca, indicante cosa di poco conto, e che la parola Bateleur, ovvero Bagatto in francese, indichi il giocoliere ma anche il ciarlatano.
Visto in questi termini, il bagatto è colui che ti canzona attraverso giri di parole, manipolazioni, furbizia e tutti gli strumenti che può mettere in campo solo una persona che finge di aver capito.
Aver capito cosa?
Anzitutto che un percorso Iniziatico è fatto per smontare l’ego, mettendolo costantemente alla prova.
Titoli, gradi, conoscenza, potere, sono tutte strategie elaborate nel tempo per fare in modo che i vari Bateleur i quali busseranno per chiedere di entrare possano trovare pane per i loro denti ma non i reali segreti che albergano dentro la loro anima e dentro il cammino.
La stessa strada può diventare la via di “casa” o quella che ci porta verso la cima di una torre che, prima o poi, cadrà sotto il peso delle nostre sempre più grandi Vanità.
Più è lungo il percorso, più roboanti sono i numeri e i nomi che contraddistinguono un grado, più grande è la trappola. Più profonda è la nostra ignoranza man mano che saliamo di grado, maggiore sarà il bisogno di saper far finta di usare gli strumenti dell’Arte che abbiamo intrapreso a praticare.
Il Bagatto nasce qui, tra una maschera indossata e un discorso altisonante e forbito piazzato al momento giusto. Se questa carta rappresenta l’inizio del cammino, significa, che sin dall’inizio, abbiamo la possibilità di scegliere se divenire davvero degli Iniziati o se fingere di esserlo.
Pensieri, parole e azioni devono coincidere. Mandala, mantra, mudra direbbe qualcun altro, ma il senso resta il medesimo.
Chi vogliamo essere viene scelto a ogni passo, a ogni gesto, a ogni parola, a ogni pensiero e ogni volta che decidiamo o meno di mettere avanti il lavoro iniziatico e gli impegni che comporta con noi stessi e con chi ci accompagna dentro e fuori da esso.
Mago è chi osa, vuole, sa e tace. Non vi è un modo migliore per descriverlo.
Dove il Bagatto si pone mellifluamente per interesse a portare avanti la sua “scalata”, la sua “campagna elettorale”, il Mago osa mostrare il vero scopo e l’essenza di ciò per cui abbiamo deciso di essere Iniziati.
Dove il Bagatto pretende e manipola per avere, il Mago vuole la sua ricompensa spirituale e sa che non si trova su questo piano.
Chi pensa di ottenere qualcosa di materiale e immerso nella “manifestazione” è chi ha scambiato magia ed esoterismo per uno sportello bancomat da cui prelevare piccole o grandi “somme” energetiche per rimpinguare un ego famelico con rituali che diventano il “codice PIN” che si crede di possedere per accedere a un illimitato conto delle meraviglie.
Dove il Bagatto finge di sapere nascondendosi dietro silenzi, frasi come “questo non è ancora il momento”, oppure “solo io conosco la verità” o “solo io possiedo il segreto”, il Mago sa che l’unica vera fonte di conoscenza sono lo studio e l’esperienza personale che non può essere condivisa e/o paragonata a quella di qualcun altro.
Infine, dove il Bagatto millanta, parla, espone, fa seminari, corsi e workshop, il Mago tace. Tace sulla sua conoscenza mette anche a tacere il suo ego e conduce una vita che non dia il minimo segno delle meraviglie che riesce a compiere.
I passi vanno compiuti da Mago e non da Bagatto, non vi è altro modo.
La carta, quindi, a mio avviso, esattamente come moltissimi altri degli Arcani Maggiori, contiene un monito circa la scelta che vogliamo intraprendere e su cosa vogliamo essere per noi stessi e per gli altri.
Il Cappello del mago, così grande da contenere tutte e due le figure, nel tempo si è tramutato nel simbolo dell’infinito a indicare, forse, che non vi è soluzione di continuità tra queste due facce della medesima medaglia e che sta a noi scegliere, costantemente.













