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I mercanti di luce e la via del rigore: per una pedagogia della libertà

mercanti di luce

Viviamo in un’epoca di opulenza informativa che nasconde un deserto sapienziale: un paradosso dove il frastuono di infinite voci sovrasta il valore del silenzio.

Non è mai stato così facile accedere a contenuti evolutivi e formativi, eppure non è mai stato così difficile trovare una guida autentica.

Ci troviamo immersi in un vero e proprio mercato della conoscenza dove chiunque, armato di un briciolo di carisma, di qualche nozione di social media e di una buona connessione Internet, può spacciarsi per maestro, guru o mentore.

L’obiettivo, spesso non dichiarato, non è l’emancipazione dell’allievo, ma la creazione di una platea di seguaci fedeli da monetizzare. Questa dinamica trasforma il sapere in un prodotto di consumo e la mente in una periferia da colonizzare, svuotando di senso la ricerca del Vero.

Per contrastare questa deriva, è necessario rifondare un’offerta formativa che rimetta al centro tre pilastri fondamentali: il Vero, il Buono e il Bello. Non si tratta di concetti astratti, ma di bussole concrete per orientarsi nel caos dell’informazione globale, fuggendo dalle lusinghe di chi promette risvegli accessibili a pagamento.

La via della conoscenza e il rigore di Arturo Reghini

Formare alla conoscenza non significa accumulare nozioni, ma recuperare il rigore metodologico. In questo senso, la lezione di Arturo Reghini è fondamentale. Per il matematico e iniziato fiorentino, la sapienza non è un’opinione soggettiva, ma si fonda su basi oggettive e “scientifiche” nel senso tradizionale del termine.

Citando la tradizione pitagorica, Reghini ci insegna che la formazione è un’ascesi intellettuale dove i numeri e i simboli non sono astrazioni, ma chiavi di lettura dell’ordine universale.

Un’offerta formativa seria deve, dunque, rifuggire dall’approssimazione e dall’interesse dei guru moderni per tornare alla “filosofia perennis”. Secondo Reghini, l’individuo deve farsi architetto di se stesso, utilizzando la squadra della ragione e il compasso dell’intuizione intellettuale.

Solo attraverso questo sforzo cosciente si può sperare di comprendere la realtà senza cadere nelle trappole della suggestione collettiva e dell’emotività programmata.

La trasmutazione interiore in Paolo Lucarelli e Raphael

Se la conoscenza richiede rigore, la pratica richiede profondità. Paolo Lucarelli, uno dei massimi esponenti della tradizione ermetica in Italia, ha sempre messo in guardia contro l’improvvisazione.

Per Lucarelli, l’alchimia è una via di rigenerazione che richiede “silenzio, pazienza e lavoro”. Una formazione autentica deve ricalcare questo processo: non è un accumulo di “poteri” o di tecniche di marketing spirituale, ma una purificazione dei metalli vili della nostra personalità per giungere all’oro dello spirito.

Il formatore non deve essere un venditore di illusioni, ma un compagno di laboratorio che invita alla verifica costante dei propri progressi interiori, lontano dalle luci dei palcoscenici digitali.

A tutto ciò si affianca perfettamente l’insegnamento di Raphael. Nella sua visione fondata sulla filosofia Advaita Vedanta, la formazione deve mirare alla rimozione dell’ignoranza (avidya) piuttosto che all’aggiunta di nuove maschere ed impalcature illusorie.

Raphael ci insegna che il cercatore deve sviluppare il discernimento (viveka) per distinguere ciò che è reale da ciò che è transitorio.

Un’offerta evolutivo-formativa valida, dunque, non schiavizza la mente con nuovi dogmi, ma la libera attraverso la comprensione della non-dualità, portando l’individuo a riconoscere la propria natura essenziale oltre le proiezioni del proprio ego e di quello del “maestro”.

La psicosintesi di Roberto Assagioli: l’etica del centro

Infine, non può esserci ricerca del Vero senza una struttura psicologica solida. Roberto Assagioli, fondatore della psicosintesi, offre gli strumenti pratici per questa edificazione. La sua celebre tecnica della “disidentificazione” è lo strumento formativo per eccellenza: “Io ho un corpo, ma non sono il mio corpo; io ho delle emozioni, ma non sono le mie emozioni; io ho una mente, ma non sono la mia mente”.

In un mondo di guru che cercano di legare a sé l’allievo attraverso il coinvolgimento emotivo, Assagioli propone la via dell’auto-formazione e della sintesi. L’educatore autentico aiuta l’allievo a trovare il proprio “centro”, quel punto di equilibrio da cui è possibile governare le diverse sub-personalità.

Questo è il fondamento del Buono e del Bello: un individuo integrato è naturalmente portato all’armonia e al servizio, non perché segua un comando esterno, ma perché ha risvegliato la propria volontà transpersonale.

Spezzare le catene del simulacro

È tempo di comprendere che la vera evoluzione (e la formazione che la agevola) non cerca schiavi, ma complici nel risveglio. Chi oggi vende pacchetti di illuminazione preconfezionata non sta offrendo conoscenza, ma una nuova forma di prigionia dorata, nutrendo gli ego e alimentando quel “gruzzolo” che è il fine ultimo del mercante, mai del saggio.

Recuperare il Vero, il Buono e il Bello significa smettere di essere seguaci e ricominciare a essere discepoli della Verità. Essere fan comporta una delega della propria responsabilità critica a un’immagine idealizzata, un consumo emotivo che nutre, primariamente, l’ego del guru e la passività dell’ammiratore.

Essere discepoli della Verità, invece, significa sottomettersi non a un uomo, ma a un principio; richiede il coraggio di affrontare il deserto dell’incertezza e la fatica del superamento di sé. Significa trasformare la curiosità in disciplina e l’entusiasmo in perseveranza.

Seguendo il rigore di Reghini, il silenzio di Lucarelli, la chiarezza di Raphael e la volontà di Assagioli, possiamo finalmente abbattere i templi di cartapesta dei santoni improvvisati e golosi. La sfida è ardua: smettere di cercare chi ci dica cosa pensare e iniziare il faticoso, ma glorioso, cammino verso ciò che già siamo.

Perché la vera luce non è quella dei riflettori che illuminano il guru di turno, ma quella che si accende nell’allievo quando, finalmente libero, smette di guardare il dito e inizia a contemplare l’infinito.

Autore Mariarosaria Murmura

Mariarosaria Murmura, imprenditore e formatore in comunicazione e marketing, interprete, scrittore, ha pubblicato interviste ed articoli su diverse testate culturali ed un romanzo 'Ho quasi quarant’anni - un'anamnesi sentimentale' pubblicato da Città del Sole Edizioni.