Home Rubriche Le avventure di zia Tita I gatti di zia Tita

I gatti di zia Tita

I gatti di zia Tita - illustrazione Umberto rgk bogard
I gatti di zia Tita - illustrazione Umberto rgk bogard

A casa nostra c’è stato il gatto Ciccio. Era un gatto straordinario. Aveva imparato persino a fare la pipì fermo con le quattro zampe sul perimetro del water, come la facevamo noi, giusto al centro e senza sporcare mai.

Chiaramente nostra madre rabbrividiva, ma per noi giovani Di Marino era uno spasso.

Ho una sua foto incorniciata insieme a quelle dei parenti defunti, perché era veramente, come si dice spesso, una persona di famiglia.

Un grande arrampicatore, nel palazzo lo conoscevano tutti e scendeva le scale indisturbato, ma non sempre quando metteva la zampa fuori dal quartiere riceveva la stessa considerazione.

Adesso a sostituirlo a casa di Davide e Andrea è arrivato Achille. Somiglia in maniera impressionante al nostro Ciccio, io sono convinta che è lui, Ciccio, e che ha scelto di nuovo la nostra famiglia per tornare sulla terra.

Achille il gatto, detto dai miei nipoti Achill’è vivo o Achill’è muorto, quando in un momento di loro distrazione, passeggia amenamente sulle tastiere dei computer, divertendosi pure a divellerne i tasti, ma pure Akiller quando torna dalle scorribande sui tetti, con in dono passeri e lucertole morte.

Pur adorandolo, l’ho avuto ospite solo una volta a casa mia, dal momento che ha passato tutto il tempo a far dondolare la gabbia di un disperato Ciccilluzzo, a cui sono cadute le piume sulla testa dal grande stress.

– Zia Tita devi venire subito! Mamma ha una crisi di nervi, manco quando torno all’alba io, fa tante storie…

Davide era stato chiaro, il mio intervento era necessario.

Sono o non sono l’unica impavida zitella di famiglia? Ed è ben nota la corrispondenza di amorosi sensi, tra anziane donne e mici: le gattare.

Non posso negare di avere un certo ascendente su gatti e nipoti, randagi e non, per cui ho dato un’ultima occhiata languida a Hemingway che non rileggevo da mesi, alla tazza di the fumante sul tavolino, ho salutato la campana, che per suonare per me dovrà aspettare almeno un altro giorno, e mi sono avviata con tutta la velocità consentita ai miei 84 anni, a casa dei nipoti.

Rosanna è a pezzi, in lacrime, seduta sul divanetto delle tragedie. Così chiamato dai ragazzi perché è il luogo deputato al pianto per le sciocchezze, sciocchezze secondo loro.

– Zia non è mai sparito per tanto tempo… due giorni, capisci, due giorni!

– È sempre un maschio, non è tantissimo…

– Se sei venuta qui per fare l’ironia, puoi andartene, bastano già questi due – e con il dito indica i ragazzi, che smettono di ridacchiare e fanno finta di essere contriti.

– Rosanna, allora, d’accordo: cosa dobbiamo fare, secondo te?

Come se l’avesse punta una tarantola bonaria, salta su, apre una vecchia mappa di Tutto città e, sotto il nostro sguardo sbalordito, segna i quartieri da battere, divisi in due coppie.

È chiaramente un’assurdità. Siamo certi tutti e tre che Achille non è arrivato dall’Arenella a Piazza Dante, ma nessuno di noi tre ha il coraggio di aprire bocca.

Per fortuna è una bellissima giornata e quindi io e Andrea ci avviamo su per Posillipo, mentre Davide, facendoci gestacci, si avventura nel centro storico con la madre.

– Allora, che mi racconti di nuovo?

Andrea mi ride in faccia.

– Ahah zietta! Non ti darò nessun succulento dettaglio sulla mia vita privata, approfittando che siamo da soli in una camminata inutile!

Lo pensi tu caro ragazzo, sorrido tra me, sapendo che in capo a un quarto d’ora saprò tutto quello che voglio sapere.

Andrea mostra la foto di Achille a tutte le ragazze interessanti che incrociamo e, visto che ha il telefono in mano, perché non dare a lui il loro numero, ma solo allo scopo di inviare loro, appunto, la foto su WhatsApp di Achille. Ovviamente tutto per non lasciare la sua nonnetta (e qui entro in gioco io) senza l’amato gatto?

– Zia, ma se incrociamo qualche bel vecchio vestito bene, che si capisce che è ricco, vuoi che chiedo il numero pure a lui?

– Ricchi o no, gli uomini sono una rottura di scatole all’ennesima potenza, se ne avessi voluto uno qualunque ci avrei pensato prima degli 84 anni!

– Ma quindi manco un giovane necrofilo?

Ride di me, ma le borsettate sulle natiche, unico posto del suo metro e 86 al quale posso arrivare dal mio metro e tanta fantasia, gli fanno cambiare idea.

Dopo tre ore decidiamo di tornare a casa. Sperando che qualcuno dei vicini ci apra, dal momento che Andrea, come al solito, non ha con sé le chiavi. Ma io sono troppo stanca e non sento ragioni.

Rosanna e Davide non sono ancora tornati.

Andrea suona il citofono e magnanimamente ci apre Elenaffianco, tuttoattaccato, come la chiamano loro.

– Un bel caffè?

A Napoli senza un bel caffè non si comincia nessuna conversazione.

Raccontiamo a Elenaffianco la storia di Achille, mentre fingiamo di bere questa miscela che né io né Andrea siamo disposti a chiamare caffè.

– Sì sì, so tutto. Rosanna mi ha chiamato ieri sera. Poveretta, era a pezzi proprio. Cioè, i gatti possono pure morire, ma a casa, così si sa. Mentre senza avere notizie, che brutta cosa.

La mancata simpatia per qualsivoglia animale sporcante, è ben nota a tutti, ma pure che Elenaffianco non torcerebbe un pelo a nessuno. Mentre io e Andrea, inventiamo argomenti per passare un po’ il tempo, entra in cucina Elenapiccola, nipote di Elenaffianco.

Una bimba piccola piccola, i cui genitori si disperano perché a due anni suonati parla sono con versi e gesti, mentre riesce a saltare pure sul tavolo con agilità. Insomma, una piccola scimpanzé.

Adora Andrea che le gira sempre attentamente alla larga, quando riesce ad evitarla per scale e giardinetto del parco. Ma adesso ce l’ha a portata di mano, la piccola, e non se lo farà scappare. Comincia quindi con determinazione a tirare verso il basso la maglietta che esce fuori dai jeans di mio nipote.

– Che c’è?

Sfodera uno dei suoi sorrisi da accalappiafemmine, gli viene naturale.

Ma lei non si accontenta, e continua a tirargli la maglietta fino a terra quasi.

Andrea, contrariamente alla sua indole, è costretto a mollare e a seguirla…

– Zia Titaaaaa, zia Titaaaa…

Io e Elenaaffianco, sentendo quest’urlo disperato, ci precipitiamo nel bagno di servizio, e guardiamo stupefatte la faccia di Achille attraverso l’oblò della lavatrice, per fortuna non in funzione.

Andrea apre l’oblò e lo tira fuori.

Achille ruggisce furibondo, mentre Elenapiccola, felice, urla di gioia:

– Ualààààààààààà.

Autore Barbara Napolitano

Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è legato alle dirette televisive dedicate a opere teatrali e liriche. Come regista teatrale e autrice mette in scena ‘Le metamorfosi di Nanni’, con protagonisti Lello Arena e Giovanni Block. Per la narrativa pubblica ‘Zaro. Avventure di un visionauta’ (2003), ‘Il mercante di favole su misura’ (2007), ‘Allora sono cretina’ (2013), ‘Pazienti inGattiviti’ (2016) ‘Le metamorfosi di Nanni’ (2019). Il libro ‘Produzione televisiva’ (2014), invece, è dedicato al mondo della TV. Ha tenuto i blog ‘iltempoelafotografia’ ed ‘il niminchialista cinematografico’ dedicati alla multimedialità.