Home Rubriche Homo Googlis Gli impostori al contrario. Quando l’ignoranza incontra un microfono

Gli impostori al contrario. Quando l’ignoranza incontra un microfono

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C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui chi non sapeva qualcosa taceva.
Per pudore, per timore del giudizio, per quel residuo di buon senso che suggeriva: prima impara, poi parla.

Era la sindrome dell’impostore, descritta dalle psicologhe Pauline Clance e Suzanne Imes nel 1978: persone competenti, spesso eccellenti, convinte di non meritare il proprio successo.

Soffrivano in silenzio, lavoravano il doppio, dubitavano sempre di sé.

Bene: quel mondo è finito. Benvenuti nel suo esatto rovescio.

Smartphone, connessioni, dipendenza dai social, il bisogno di trovare l’approvazione del popolo della rete sono alcuni degli elementi che hanno portato alla trasformazione dell’Homo Sapiens in Homo Googlis.

Il nuovo essere umano frutto della rivoluzione digitale. Un essere con caratteristiche diverse, nuove e decisamente strane rispetto agli uomini del passato.

L’Homo Googlis tra le sue caratteristiche principali quella di non dubitare; specialmente di sé stesso. Non ne ha motivo: non sa abbastanza per dubitare. L’esatto contrario di Socreate.

Ha sostituito la competenza con la sicurezza, e la sicurezza, si scopre, comunica meglio della competenza.

Bastano un microfono, una connessione e l’assenza totale di autocritica per diventare virologi durante una pandemia, costituzionalisti durante un referendum, strateghi militari durante un conflitto, e naturalmente, sempre e comunque, allenatori della nazionale. Specialmente quando perde.

Il fenomeno ha un nome tecnico, l’effetto Dunning-Kruger: chi sa poco tende a sovrastimare le proprie competenze, perché non possiede gli strumenti per misurare la propria ignoranza.

Ma prima di Internet, l’effetto Dunning-Kruger restava confinato al bar sotto casa. Oggi ha un account verificato.

Il bello è che il sistema premia esattamente questo. Gli algoritmi non distinguono tra autorevolezza e rumore: misurano l’engagement. E il rumore, per definizione, è più rumoroso del silenzio competente.

Così il chirurgo con trent’anni di pubblicazioni scientifiche raccoglie trecento visualizzazioni, mentre l’influencer che promette di “guarire tutto con lo zenzero” ne raccoglie tre milioni. Non perché abbia ragione. Perché ha capito prima degli altri che la verità, online, è un dettaglio negoziabile.

Si è rovesciata persino la gerarchia del dubbio.

Un tempo chi sapeva poco si fidava di chi sapeva di più. Oggi chi sa poco diffida sistematicamente di chi sa di più, sospettando un complotto, un interesse occulto, una laurea comprata.

L’ignoranza non si vergogna più: si organizza, si compatta, si autocertifica. E, qualche volta, vince le elezioni.

Naturalmente, anche qui, molti lettori penseranno subito a un collega, un cognato, un politico.

Comodo.

Ma l’impostore al contrario non è solo l’altro.

È anche chi, davanti a un argomento complesso, preferisce la scorciatoia di un video di novanta secondi a un’ora di lettura faticosa, e si convince di aver capito perché qualcuno glielo ha spiegato con sicurezza, non perché fosse vero.

Il paradosso finale è amaro quanto elegante: non siamo mai stati così istruiti, in termini di anni di scuola pro capite, e mai così esposti alla disinformazione, in termini di minuti pro capite davanti a un feed.

Abbiamo costruito l’accesso illimitato alla conoscenza, e l’abbiamo usato per costruire l’illusione di possederla senza il fastidio di acquisirla.

L’impostore classico si chiedeva:

Merito davvero questo successo?

L’impostore digitale non si fa la domanda.

Ha già risposto. Con un video. In diretta. Senza fonti.

Autore Gianni Dell'Aiuto

Gianni Dell'Aiuto (Volterra, 1965), avvocato, giurista d'impresa specializzato nelle problematiche della rete. Di origine toscana, vive e lavora prevalentemente a Roma. Ha da sempre affiancato alla professione forense una proficua attività letteraria e di divulgazione. Ha dedicato due libri all'Homo Googlis, definizione da lui stesso creata, il protagonista della rivoluzione digitale, l'uomo con lo smartphone in mano.