Avete presente quelle persone che a quaranta e cinquant’anni parlano come adolescenti, litigano sui social come ragazzini, cambiano passioni ogni mese, si struggono se non fanno l’apericena, la cena con le amiche o saltano il calcetto o il corso di zumba?
Quelli che sognano rivoluzioni, ma poi chiamano la moglie per sapere dove sono i calzini o il marito per aprire il barattolo dei pelati?
Benvenuti nel mondo dell’Homo Googlis.
La maturità 2026 ha riportato all’attenzione un termine curioso: «adultescenza».
Suona come una diagnosi clinica, ma è più simile a una fotografia di famiglia. Perché non si tratta soltanto di adulti che si comportano da ragazzi. Si tratta di una società che, pur invecchiando nel calendario, fatica a crescere nel merito.
L’Homo Googlis vive immerso in una realtà fatta di gratificazioni immediate. Tutto è veloce: informazioni, relazioni, indignazioni, entusiasmi.
Anche le opinioni, ormai, hanno la durata di un temporale estivo: violente, rumorose, dimenticate il giorno dopo.
Il cervello si abitua a vivere nel presente e perde gradualmente la capacità di accettare la frustrazione, la noia e persino il tempo necessario per costruire qualcosa che non sia un post.
Carl Jung osservava che una delle tragedie dell’uomo moderno è il rifiuto di affrontare la seconda metà della vita. Crescere significa accettare il cambiamento, assumersi responsabilità e trovare un nuovo equilibrio.
Ma molti preferiscono restare prigionieri di una eterna giovinezza, magari certificata da un profilo con ventimila follower e zero competenze verificabili.
La cosiddetta sindrome di Peter Pan, descritta dallo psicologo Dan Kiley, rappresenta proprio questo: adulti anagraficamente maturi che rifiutano inconsciamente di diventare tali.
Internet e i social network hanno fatto il resto: hanno trasformato una condizione individuale, gestibile in famiglia con un po’ di pazienza, in un fenomeno collettivo, gestito da algoritmi che non hanno alcun interesse a farci crescere. Anzi.
Non è raro incontrare uomini di sessant’anni che passano ore a combattere guerre immaginarie su Facebook, a inseguire l’ennesimo investimento miracoloso suggerito da uno sconosciuto in maglietta, a cambiare idea ogni settimana con la stessa convinzione con cui la sostenevano la settimana prima, ma che continuano a delegare alla moglie la gestione della vita reale: bollette, scadenze, decisioni che contano.
A questo punto molte lettrici potrebbero sorridere e dire:
Ne ho sposato uno.
Ma sarebbe un errore pensare che il problema riguardi solo i mariti.
L’Homo Googlis può avere qualsiasi età e qualsiasi sesso.
È la persona che pretende diritti senza doveri, risultati senza sacrifici, libertà senza responsabilità.
Lo riconoscete subito: è quello che ha un’opinione definitiva su tutto e una competenza verificabile su niente.
Le conseguenze, però, sono tutt’altro che divertenti.
Una società di adultescenti produce dirigenti incapaci di decidere senza un sondaggio interno, genitori che vogliono essere amici dei figli anziché educatori, cittadini che preferiscono tifare piuttosto che comprendere, e persone sempre più fragili davanti alle inevitabili difficoltà della vita, quelle che nessun filtro Instagram ha ancora imparato a correggere.
Il paradosso è che l’umanità non è mai stata così longeva e così tecnologicamente avanzata. Eppure mai come oggi sembra avere paura di diventare adulta.
Abbiamo prolungato la vita, ma non la maturità: due cose, a quanto pare, non procedono di pari passo.
Forse Peter Pan non è mai esistito.
Oppure sì.
E ha semplicemente aperto un account sui social. Sta ancora aspettando i “mi piace” dall’Isola che non c’è.
Autore Gianni Dell'Aiuto
Gianni Dell'Aiuto (Volterra, 1965), avvocato, giurista d'impresa specializzato nelle problematiche della rete. Di origine toscana, vive e lavora prevalentemente a Roma. Ha da sempre affiancato alla professione forense una proficua attività letteraria e di divulgazione. Ha dedicato due libri all'Homo Googlis, definizione da lui stesso creata, il protagonista della rivoluzione digitale, l'uomo con lo smartphone in mano.













