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Freud e il Negazionismo

Negazionismo


Riflessioni sulla Psicologia Oscura

Un bambino si ritrova da solo in una stanza buia.
L’angoscia lo assale, non trova la via d’uscita e incomincia a delirare, poiché immagina i fantasmi, l’uomo nero, ogni sorta di alienanti ricordi.
Poi arriva la mamma, la quale accende la luce, e lui le corre incontro abbracciandola e sentendosi finalmente protetto e rassicurato.

Se il bambino fosse riuscito a negare:

Non esiste il buio, non esistono mostri e fantasmi!

si sarebbe salvato dal terrore.

Freud sosteneva che abbiamo tre modi per fuggire mentalmente da un problema.

Il primo è la Repressione, quindi il sopprimerlo mentalmente nella speranza, poi, di riuscire a dormire tranquilli.

Il secondo è la Rimozione, una reazione automatica che non necessita di alcuno sforzo, e che inconsciamente nasce dal bisogno di accantonare le problematiche.

Il terzo è la Negazione, cioè evitare di vedere le cose come sono in realtà e, quest’ultima modalità, non appartiene solo ai negazionisti del Covid, poiché rintracciabile in qualunque ambito sociale.

Vi è mai capitato di dire a qualcuno:

Ma non lo vedi che quella persona ti sta raggirando?
Non lo vedi che quel ragazzo/a si sta prendendo gioco di te?
Ma non lo vedi che è una bufala grande come una casa?

Le emozioni hanno gioco facile contro la ragione.

Alcuni addirittura rispondono:

Sì, lo vedo che quel tale non fa per me, ma non riesco a farne a meno!

Forse che i politici, inoltre, non utilizzino strategie del linguaggio per nasconderci, quindi negare, taluni gravi problemi?

Dicono trasferimento di popolazione anziché deportazione, oppure pressione fisica invece di tortura, danni collaterali al posto di massacro, ucciso dal fuoco amico o conflitto a bassa intensità quando vogliono giustificare errori di sangue o “piccoli” nuclei di morti ammazzati.

Negare fa sentire tranquilli e permette di contenere l’angoscia.

Chi non ha paura di un’operazione chirurgica, di una chemio, di un farmaco con gli effetti collaterali o di un trapianto?

Diventa perciò più rassicurante demonizzare la sanità e negare che possa realmente aiutare. Tranquillizza maggiormente rivolgersi a qualche prodotto alternativo con l’illusoria certezza che ci eviti un intervento ospedaliero.

Da soli, ovviamente, riesce difficile sentirsi al sicuro, ecco allora che si forma una comunità – nell’era dei social è più semplice creare una community ben nutrita – per ottenere solidarietà ideologica e combattere il tiranno, il nemico di turno e, se un politico vedrà il tutto come un’opportunità di ottenere più voti, tale gruppo verrà anche incoraggiato e trascinato a manifestare in piazza.

Avranno vita facile anche i blogger e gli editori affamati di gloria, basti guardare in America, ma ormai anche in Italia, la crescita esponenziale della vendita di libri che riguardano ogni forma di complotto, di gadget, statuette, bandiere, magliette, berretti con slogan che sponsorizzano le più variegate strutture di idealismo patologico.

Questo virus fa paura, mi mette angoscia, mi toglie la libertà, come posso combatterlo? Nego l’evidenza, magari creando altre forme di paura, dei vaccini, dei microchip, dei raggi ultravioletti, ecc., affinché anche altri, insieme a me, lo neghino e si aggreghino con forza.

Oltretutto, sentirsi una saggia minoranza contro una massa di pecoroni aumenta l’autostima. Un negazionista, se solitario, viene deriso dagli amici ma, con la creazione di un branco, può perfino accusare gli altri di essere sottomessi al potere costituito.

Da sempre la politica sfrutta le frange estreme irrazionali.
Del resto nessuno di noi è contento al 100% dei propri governi, quindi i partiti hanno gioco facile nell’alimentare ancora di più la rabbia e il rancore.

La Filosofia insegna a ragionare escludendo le reazioni di pancia ma quanti hanno la forza di non lasciarsi coinvolgere? Quanti si chiedono se le proprie reazioni emotive siano giustificate?

Le bugie complottiste, se ripetute fino all’ossessione, rischiano di essere prese per verità inossidabili dalle menti più fragili e più angosciate. Esse vengono ripetute di continuo senza fornire la benché minima prova, senza valide argomentazioni, poiché estremamente fantasiose.

La soluzione?

Secondo Freud la negazione costante di un problema conduce il cervello ai limiti della follia perciò diventa assolutamente difficile far ragionare un negazionista, sia esso una persona che rifiuta di vedere il Covid o una donna che si stia facendo raggirare da un uomo sposato.

Quest’ultima accetta speranzosa le perenni promesse di lui di divorziare, senza mai però mantenerle; magari dopo aver dimostrato per anni di essere interessato solo ai rapporti sessuali.

Per sentirsi protetti, in questo caso, come in tutti gli altri, ci si aggrappa al nulla, nella vana inconscia speranza che diventi qualcosa di tangibile.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.

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