Come abbiamo visto nei precedenti 3 articoli, Foodporn – Cinema 1° tempo, Foodporn – Cinema 2° tempo e Foodporn – Cinema e teatro 3° tempo, il cinema ha immortalato il legame eros e cibo con cime grottesche, i social network l’hanno portato a un’estremizzazione ulteriore, perché da lì è stato un crescendo inarrestabile fino all’esplosione dell’hashtag #foodporn sui social.
Oggi è un universo parallelo fatto di desiderio mediato, dove il meccanismo si è intensificato, perché tutto deve essere immediato, visivo, breve e continuamente e ossessivamente stimolante.
Il cibo diventa oggetto di voyeurismo collettivo e il foodporn è esploso: oggi conta oltre 350 milioni di post, e i video a tema cibo rappresentano quasi un quarto dei contenuti più visualizzati.
Il cibo non è più solo alimentazione, è spettacolo, è desiderio mediato, è un corpo che si offre allo sguardo ma che non si può toccare, esattamente come accade in certi altri universi esclusivamente visivi.
Negli ultimi anni è emerso un fenomeno nuovo, dei cosiddetti sexy chef. Non si tratta più solo di cucinare – si spera magari almeno decentemente – ma di cucinare mostrandosi, di trasformare la preparazione di un piatto in una performance dal forte contenuto erotico.
Infatti, il foodporn, oggi, sembra insufficiente perché in molti contenuti contemporanei il piatto è soltanto un pretesto narrativo, una messa in scena con inquadrature strette, montaggio lento, sospensione e allusione continua.
La ricetta alla fine è molto semplice: pochi vestiti, se non assenti, molta cognizione del proprio sex appeal in cortometraggi a tema sessuale, in cui il cibo è un oggetto del desiderio in secondo piano rispetto al vero protagonista che il corpo che lo prepara con gesti teatralizzati.
Intuendo che il confine tra foodporn e softcore è sottilissimo, il pubblico dei social non si accontenta più della sola presunta bontà del piatto, ma preferisce un certo tipo di show.
Vuole che la cucina diventi un set e che il cibo sia il pretesto per qualcosa di diverso… la messa in scena del desiderio e la performance del corpo che si offre allo sguardo e all’acquolina.
Tutto viene costruito con la grammatica della voluttà, il doppio senso è permanente: far “colare” la glassa, il ripieno “cremoso”, il “montare” la panna o lo “sbattere” le uova…
Il lessico della cucina e quello erotico finiscono per sovrapporsi quasi naturalmente.
Voci suadenti, gesti ammiccanti, frutta addentata lentamente. Si gioca su questa ambiguità, trasformando il video culinario in una specie di cabaret sensoriale contemporaneo.
Studiate azioni teatrali, lente e ammiccanti fanno sì che il cioccolato coli su una torta, le dita infilate nella salsa o sporche di crema vengano leccate con lussuria, si stringa sul morso ravvicinato e la bocca socchiusa a bacio dopo l’assaggio.
Tutto guardando la telecamera con occhi languidi e facendo battute calde e piccanti mentre si manipola l’impasto o si caramella.
Oggi, i social, diventano soprattutto un dispositivo per catturare attenzione e desiderio collettivo. L’intimità si trasforma in performance continua con uno stile dove la bellezza di cucinare per chi si ama svilisce completamente, ma è purtroppo verissimo che sta spopolando sul web.
C’è, tuttavia, una differenza sottile ma cruciale rispetto al cinema che abbiamo affrontato precedentemente. Nelle sequenze dei film analizzati, l’erotismo legato al cibo era situato: c’era una storia, dei personaggi, un contesto.
Qui l’unico contesto è lo schermo, lo spettatore è ancor più anonimizzato, infinito e intercambiabile. Non c’è relazione, solo esposizione.
Il sexy chef non cucina per un fine contestualizzato, non certo per te, ma cucina per tutti, e proprio questa universalità svuota l’atto erotico della sua promessa di unicità.
E probabilmente non è solo una moda passeggera, ma la dimostrazione che il legame tra cibo e sesso, lungi dall’essere un vezzo intellettuale, è una costante antropologica che oggi trova nuove forme di espressione; il contenuto sessuale si manifesta in modi imprevedibili e inaspettati.
E, forse, è proprio questo il punto: la cucina è sempre stata un palcoscenico erotico, ma oggi, nell’epoca della comunicazione visuale, si è ingigantito, si è fatto più esplicito e sfacciato creando un circolo vizioso.
Forse si evolverà ulteriormente in una direzione ancora più immersiva, esagerata e magari pure personalizzata, chissà… Il punto centrale è che i social non premiano il contenuto, ma l’intensità della reazione sensoriale ed emotiva.
Cambiano i linguaggi, le piattaforme, le estetiche, ma il nucleo rimane antico: desideriamo ciò che ci attrae e spesso vogliamo “assaporarlo” prima ancora di comprenderlo. Il costante binomio cibo-desiderio è perfetto perché attiva insieme fame, curiosità, piacere estetico e fantasia erotica.
È inevitabile che eros e cucina continuino a intrecciarsi, ma mi auguro che dopo l’eccesso spettacolare, arrivando un po’ a saturazione, nasca quella nostalgia per qualcosa di più umano e di più significativo: cucinare davvero per qualcuno e il piacere di quest’ultimo, condividere il tempo lento della tavola, il gesto quotidiano non pensato per essere filmato, ma vissuto appieno.
Ci sono altri tratti da percorrere dove questa unione tra cibo e corpo diventa ancora più radicale, dove la metafora si fa pratica concreta e il confine si annulla senza soluzione di continuità.
Ve la sentite di varcare quella soglia? Proseguiamo?
Il percorso dove ci porterà? Stay tuned!
Restate sintonizzati e direi anche sincronizzati!
A sto punto pure… affamati.
Autore Investigatore Culinario
Investigatore Culinario. Ingegnere dedito da trent'anni alle investigazioni private e all’intelligence, da sempre amante della lettura, che si diletta talvolta a scrivere. Attratto dall'esoterismo e dai significati nascosti, ha una spiccata passione anche per la cucina e, nel corso di molti anni, ha fatto una profonda ricerca per rintracciare qualità nelle materie prime e nei prodotti, andando a scoprire anche persone e luoghi laddove potesse essere riscontrata quella genuina passione e poter degustare bontà e ingegni culinari.













