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Euristica dell’informazione

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Euristica dell'Informazione


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Un pregiudizievole errore cognitivo dovuto ad un condizionamento

Spero abbiate la pazienza di leggermi fino in fondo, si tratta di qualcosa che davvero pochi conoscono. La trattiamo nelle lezioni di PNF, Diventa Consulente Filosofico, con grande attenzione.

Si chiama Euristica dell’informazione.

Sta a significare il tirare conclusioni affrettate, quasi senza riflessione, decidendo a naso, sulla base dell’emotività creata dall’informazione mediatica. Psicologicamente viene chiamata anche Bias dell’Informazione, cioè un pregiudizievole errore cognitivo dovuto ad un condizionamento.

Cerco di renderla facile con un esempio.

Vedo continuamente notizie nei vari telegiornali dove un uomo con un cappello bianco e i baffi spara contro i viandanti. Lo vedo oggi, lo vedo domani, lo vedo per mesi. Quando per strada incontrerò un uomo con un cappello bianco e i baffi cosa mai penserò di lui?
Nella mia mente si sarà radicato il forte sospetto che tutti gli uomini con i cappelli bianchi e i baffi siano potenziali assassini e che mi posso invece fidare di coloro che hanno la testa libera e che non sono baffuti.

Detta così sembra una cosa da non credere, ma avete mai sentito parlare dell'”informazione a cascata”? Quando le notizie ci arrivano in grande quantità dai giornali, dalle televisioni, dai social, ne diventiamo vittime e non siamo più in grado di aprire la mente e prendere in considerazione anche altro.

Da dieci anni a questa parte i crimini in Italia sono in netta diminuzione, ma siamo poco portati a credere ai numeri. La storiella che nessuno più denuncia per sfiducia ovviamente non può reggere.

Se ci scappa il morto, che fai, non denunci?
Se, nei reati minori, ti scippano la borsa o ti derubano un portafoglio non corri forse a denunciare il fatto che ti abbiano fatto “sparire” i documenti e la carta di credito o il bancomat?

Abbiamo continuamente sotto gli occhi e nelle orecchi notizie di cronaca nera, poiché fanno più audience e, inevitabilmente, subiamo una realtà largamente alterata.
Se ci arriva a cascata che è stato fatto un attentato terroristico su un autobus di Milano, con ogni probabilità, ogni volta che ci avvicineremo ad un autobus avremo un senso di ansia e di disagio. Anche se l’attentato si è compiuto una sola volta, o in due o tre occasioni soltanto, ma ne sentiremo parlare in continuazione, penseremo di avere un’alta probabilità che possa succedere anche a noi.

In un anno, a causa di incidenti stradali, muoiono circa 4.000 persone e ne rimangono ferite circa 26.000, ma un attacco terroristico divulgato con informazione a cascata mette molta più ansia. Abbiamo un’altissima probabilità di morire o ferirci in un normalissimo incidente stradale e una bassissima, insignificante percentuale, di morire durante un attentato. Eppure non abbiamo così tanta paura di salire in auto ogni mattina, altrimenti le strade sarebbero semi – deserte.

Prima di tirare conclusioni affrettate, perciò, cosa dovrei fare? Affidarmi alle statistiche reali e non soffermarmi sull’informazione a cascata. I media sono molto limitati e riportano ciò che fa notizia. Se invece desidero avere un’informazione sana devo fermarmi, riflettere e non reagire “a naso” cioè euristicamente, di pancia.
Solo così potrò essere obiettivo nei miei giudizi.

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natyan
natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.