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E rendo grazie

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Titina Castaldo e Vincenzo Masullo
Titina Castaldo e Vincenzo Masullo


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Quando non si è più figli da molto tempo ci si dimentica, inevitabilmente, di cosa significhi ricevere una carezza dettata da un amore incondizionato, come può essere soltanto quello di un genitore. A volte, non sempre, basterebbe soltanto una pacca sulla spalla, accompagnata da una lieve “pressione” di coraggio e tutto, probabilmente, avrebbe una visione diversa, più tersa, più vera, genuinamente onesta e semplice.

Semplice, come la voce di un padre che ti riporta sulla strada giusta; genuino, come lo sguardo di una madre che ti insegna il perdono del cuore, pur non parlandotene; veritiero, come l’amore di chi è andato via, lasciandoti nell’anima il ricordo di un valore che si infiamma ogni volta che sei in difficoltà.

I genitori non hanno bisogno di spiegazioni, né di lunghi discorsi: sanno già tutto dapprima che tu apra bocca, cercando di trovare un compromesso fra verità e menzogna.

Loro ci sono, esistono e sono lì ad attendere il richiamo che hai dentro e che ti conduce a capo chino o fiero di te da loro, a parlargli serenamente di ciò che hai dentro.

I genitori, nella mente dei propri figli, cambiano forma e immagine in virtù delle fasi della vita: da bambini si reputano degli eroi; durante l’adolescenza passano per degli esseri vintage che manco sanno come ci sono capitati su questo pianeta; da adulti, invece, qualcosa cambia.

Da adulti si guardano con altri occhi; si osservano non più con uno sguardo critico, bensì con comprensione e a volte tenerezza, perché pian piano, ci si rende conto che quelle due colonne portanti iniziano a vacillare e, senza dir nulla, cercano un sostegno al di fuori di te figlio.

I genitori, quelli che amano sempre e comunque, non ti dicono mai di aver bisogno di te, ma ti ripetono di sovente di cosa tu abbia bisogno. Non ti mostrano le loro lacrime, ma asciugano silenziosamente le tue e poi, quasi per miracolo, ti fanno sorridere.

I genitori non amano chiedere, ma si rallegrano nel dare e quando ricevono da te un dono di natura materiale, si imbarazzano, e senza quasi scartarlo, lo conservane a te o al tuo di figlio, su cui riversano doppiamente l’amore che provano e nutrono per te.

Da bambino immaginavo il momento in cui sarei andato via di casa e, soprattutto, il dolore naturale che ne sarebbe conseguito per i miei genitori; beh, non è avvenuto nel mio caso personale. Sono loro che se ne sono andati via prima, lasciandomi in balìa di quell’immensa libertà che non aveva più steccati, né confini, né porte o finestre da spalancare.

Io ero io soltanto, da solo sì, ma in compagnia di un amore genitoriale che tutt’ora mi porto dentro e che mi aiuta a comprendere maggiormente l’amore per i miei figli.

A chi dice che i figli sostituiscono i genitori rispondo con un silenzioso sorriso; i figli sono la parte più pura, tenera e miracolosamente umana di noi, ma non hanno la valenza sostitutiva di un genitore. Sono amori diversi che non vanno confusi, ma che in sinergia spirituale, ti rendono uomo e persona ogni giorno di più.

Il tempo scorre velocemente e mi ritrovo a capire che ne è trascorso davvero tanto d’allora, da quando i miei sono andati via: e allora? Che faccio? Che dico? Cosa mi invento fra le migliaia di combinazioni di parole che potrei magistralmente utilizzare per nascondermi fra le pieghe di un dolore mai scomparso ma sedimentato?

Rendo grazie; già, rendo grazie al di là dello spazio fisico per tutto quel tempo, breve o lungo che sia stato; per quel “giusto tempo” in cui ho imparato l’amore di una madre e di un padre e di quanto, di quel sentimento incondizionato mi sgorghi dentro, alimentandosi ininterrottamente giorno per giorno, istante dopo istante dalla fonte della mia stessa Vita.

Eh sì, rendo grazie a chi ha saputo forgiare in quegli anni inconsapevoli, la base su cui avrei edificato la mia fortezza interiore, che al di là di tempeste o terremoti, sarebbe rimasta in piedi sempre e comunque.

Per tutto questo e oltre, io rendo grazie.

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