Home Rubriche Medicina, infertilità di coppia e non solo Dieta mediterranea, salute globale e impatto ambientale

Dieta mediterranea, salute globale e impatto ambientale

Dieta mediterranea, salute globale e impatto ambientale

La salute è un concetto in continua evoluzione: non è più sufficiente che all’assenza di malattia si aggiunga il benessere fisico, mentale e sociale della singola persona inserita all’interno del proprio contesto senza estendere lo sguardo verso la popolazione mondiale considerata nel suo insieme e influenzata da determinanti socio-economici, politici, socio-demografici, giuridici e ambientali.
Si parla, sempre più, dunque, di salute globale, uno dei punti cruciali dei SDG’s, Sustainable Development Goals, i 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030 approvati dall’ONU dagli Stati Membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Per raggiungere l’obiettivo di salute globale non si può prescindere dal concetto di sviluppo sostenibile, inteso come la capacità di soddisfare le necessità delle generazioni presenti e future, in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza distruggere i sistemi naturali da cui si traggono le risorse per vivere.

Questo è indispensabile affinché la salute umana e l’ambiente, entità strettamente interconnesse fra loro nel concetto di One Health, vengano preservate.

Sul Mar Mediterraneo si affacciano tre continenti, si parlano oltre duecento idiomi e si professano le tre grandi religioni monoteiste.

Eppure, in questo bacino di inesauribili diversità, si è venuto a creare un insieme di valori e usanze che ruotano attorno al cibo dal significato comune e che oggi rappresentano un modello di sviluppo sostenibile, da tutelare e tramandare.

Dalla Spagna alla Croazia, dal Libano alla Francia, dal Marocco all’Albania, esiste, infatti, una tradizione culinaria comprendente una serie di competenze, che vanno dalla produzione alla tavola, che ha preso il nome di Dieta mediterranea.

Le tante forme del pane, i vari tipi di pasta, la pizza, il cous cous, la paella, i formaggi e le verdure, i legumi, l’olio d’oliva e il vino sono nati e si sono radicati nel Mediterraneo. Da qui sono partite le navi che scoprirono l’America, da dove sono stati importati alimenti fondamentali, come il pomodoro, le patate o i fagioli, ed è da qui che arrivavano le merci provenienti dall’Africa centro-meridionale e dall’Estremo Oriente. I fattori climatici, uniti ai divieti e alle prescrizioni religiose, hanno fatto il resto.

Ecco spiegata una dieta basata prevalentemente sul consumo di verdure, cereali, legumi, frutta, pesce, poca carne e pochi grassi animali.

Si stima, in media, che per ottenere 100 calorie, la Dieta mediterranea provochi un impatto ambientale di circa il 60% inferiore rispetto a un’alimentazione di tipo nordeuropeo o nordamericano, basata, in misura maggiore, su carni e grassi animali, piuttosto che su vegetali e cereali.

Promuovere, quindi, un’alimentazione sostenibile è fondamentale per la nostra salute e per l’intero pianeta e la Dieta mediterranea, oltre a essere un modello culturale e alimentare, è un esempio di produzione sostenibile con un basso impatto ambientale. Infatti, numerose evidenze scientifiche la definiscono sostenibile a 360°.

La carne e gli alimenti di origine animale hanno un impatto ambientale e le diete occidentali sono divenute le principali minacce ambientali per la biosfera. In particolare, una persona con un’alimentazione prevalentemente di proteine animali richiede dieci volte più terra rispetto a una persona con una dieta ricca di alimenti di origine vegetale, il che si traduce in un’impronta ecologica maggiore.

Ad esempio, una bistecca di carne di bovino di 250 g è associata l’emissione di quasi 3,4 kg di CO₂eq, l’equivalente di un’automobile di cilindrata medio-grande che percorre 16 km. La produzione dello stesso quantitativo di patate provoca l’emissione di circa 0,06 kg di CO₂eq, ben 57 volte inferiore a quella della bistecca.

Concludendo, la Dieta mediterranea non è solo la lista di cibi ma anche un modello alimentare sostenibile.

La Dieta mediterranea è Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO dal 16 novembre 2010 e, dal 2017 a oggi, detiene il primato di stile alimentare più salutare secondo la classifica stilata dall’U.S. News and World Report, che, ogni anno, mette a confronto più di 40 regimi dietetici diffusi a livello mondiale.

Il merito è della sua capacità, ormai univocamente riconosciuta, di favorire la longevità e prevenire una serie di malattie croniche non trasmissibili, in particolare di ridurre del 30% il rischio di eventi cardiovascolari gravi, come infarto e ictus, e le probabilità di sviluppare diabete di tipo 2, e di dimezzare quelle di tumore all’endometrio nelle donne. Con in più il vantaggio di essere varia, completa e facile da seguire. Tutto questo si traduce in un enorme risparmio della spesa sanitaria pubblica.

Anche i temi della stagionalità, del consumo di prodotti locali e della biodiversità si traducono concretamente in comportamenti sostenibili come la riduzione delle coltivazioni in serra, l’azzeramento dei costi di trasporto per merci in arrivo da Paesi lontani o la rotazione delle colture.

Oltre a benefici ambientali, una dieta sostenibile deve portare con sé anche benefici economici e sociali.

I primi sono presto detti. L’adozione di modelli alimentari e stili di vita come quello mediterraneo migliora lo stato di salute, con conseguente riduzione della spesa sanitaria nazionale.

Non solo: privilegiando ingredienti di stagione e a basso costo, come i legumi e i cereali, la “spesa mediterranea” si rivela anche economica per le famiglie.

Il consumo di materie prime locali e stagionali, poi, comporta la valorizzazione delle aziende e dei territori con la relativa offerta enogastronomica. Tra i benefici sociali, oltre alla salute, la consapevolezza alimentare e il legame con il territorio, la Dieta mediterranea promuove l’integrazione sociale.

Considerati gli effetti positivi su sfera sociale, economica e ambientale, si può considerare questo un modello altamente sostenibile e, perciò, scegliere la Dieta mediterranea, sposandone lo stile di vita nella sua interezza, significa prendere consapevolezza del proprio pianeta e prendersene cura.

Come sottolinea uno studio pubblicato su Scientific Reports, a compromettere la sostenibilità ambientale dell’attuale Dieta mediterranea sono le numerose ‘deviazioni’, come l’aumento del consumo di proteine animali e l’introduzione di prodotti non di stagione, che, da tempo, hanno preso forma anche nei Paesi in cui questo stile alimentare ha avuto origine.

Una possibile risposta è rappresentata dalla Dieta Planeterranea elaborata nell’ambito di un progetto di ricerca della Cattedra UNESCO di Educazione alla salute e allo sviluppo sostenibile dell’Università Federico II di Napoli.

L’idea, presentata sulle pagine della rivista Nature Italy è stata quella di rendere la Dieta mediterranea replicabile ovunque, attraverso l’adattamento della tipica ‘piramide alimentare’ agli ingredienti disponibili, e culturalmente ammessi, nel Paese che dovrà adottarla.

In questo modo, oltre a esportare a livello globale i principi alla base della sana alimentazione, si potrà rispettare, il più possibile, il criterio del chilometro zero, includendo, nel modello di base cibi autoctoni alternativi a quelli mediterranei ma equivalenti dal punto di vista nutrizionale e salutistico, nonché più economici per chi dovrà acquistarli e più in linea con le tradizioni produttive e culturali del luogo.

Autore Altiero Biello

Altiero Biello, medico-chirurgo, specialista in Ginecologia ed Ostetricia, con particolare competenza in infertilità di coppia, diagnostica ecografica, medicina in menopausa. Dirigente Medico presso PMA Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (NA), specialista territoriale, pratica tutte le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita. Cultore di Studi Tradizionali è il fondatore dell’Associazione Culturale “Il filo sotterraneo: oltre la nebbia” alla ricerca di testimonianze di studiosi, traduttori ed archeologi indipendenti che sembrano far risalire la nostra civiltà ad un’antichissima tradizione e cultura.