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… di quei fili recisi

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... di quei fili recisi di Vincenzo Cacace


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Olio su tavola + cornice con simboli alchemici, mis. cm. 80×60

… ma in verità nulla sappiamo… oltre la traccia tramandata nel ‘Libro dei Libri’, di quella tremenda battaglia tra i Figli della Luce e quelli delle Tenebre… un Mito… una Memoria… un Archetipo di ciò che il nostro “animo” si augura sia avvenuto per davvero…

La sconfitta del Male… impersonato dagli Angeli Ribelli… oppure potrebbe essere quell’iniziare la Genesi, o il “Genesi”, se si preferisce, inteso come testo… capitolo principiale, un augurale” Memento” per gli uomini tutti ed in ogni tempo di indirizzare il Futuro a “Cose” più nobili, degne, ottenendolo, purché lo si sia infine meritato, lo sguardo amorevole del Divino Creatore…

Mah… sarà che “arrovellandosi” la mia mente a cercar di capire il senso degli alchemici e “aurei” simboli impressi sui vissuti legni, arenatisi… naufragati sulle rive del mio interno “mare”… quello solcato dal vascello “fantasmatico” che trasporta le scene… e le maschere del mio interpretativo “teatrino”… un galleggiante carro di “Tespi” imbarcatosi nottetempo, dove le mie “figure”… i miei “modelli “recitano all’impronta”, libera-mente… ripeto, sarà forse che, tale “atavico” ricordo, venendo a galla in codesta libertà espressiva… mi abbia un po’ preso la mano?

È questo, un Piccolo Universo… strutturato come un cosmico “stenditoio” costituito da miriadi di filamenti… come quello attribuito al mito delle Moire con una spietata Atropo, armata di forbice e pronta a… tranciare il “legame” con l’esistenza operativa delle Anime per confinarle nell’interminabile lamento dell’Oltre…

Fili dai quali, suppongo, pendano sì, le esistenze degli esseri umani… ma, anche tutte quelle cose… “nodi” attestanti le realtà materiali o “celesti”… tutto il certo… l’incerto ed il mutevole, come peraltro quel profilarsi di “essenze” positive o antitetiche al procedere sempre un po’ precario dovuto alla carnalità dell’uomo… quell’Essere sempre illuso da una forma errata di “potere”, sia praticato che subìto, infine, non corrisponde affatto alle sue vere doti… egli è quindi, un atomo… un granello di polvere… piccola presenza nell’Immensità!

Ma l’oggetto di scena cos’è….?
Uno “stenditoio”….? Così come potrebbe essere in “analogia” utilitaristica… uno “scolatoio” che si qualifichi esattamente nella stessa funzione! Sì… già!

È anch’esso uno strumento semplice, un artificio “povero” rimasto impresso tra i dati esperienziali e che continua a stimolare immagini… apparizioni… proiezioni… oggetti di riflessione nella mia memoria…

Quando la prima volta entrai nel “gabinetto” dell’anziano alchimista mio maestro e vidi pendere da una “pertica”, inserita tra una parete e l’altra, gli alambicchi, i matracci e le cucurbite… i “pellicani” lavati e messi a “scolare”… il loro vetro tornato nuovamente ialino, pulito e senza più alcuna traccia delle strane sostanze… degli empirici ed “animici liquidi”, che prima li riempivano ribollendo… esalando vapori… distillando “secrete gocce”, lacrime del tormento materico… “flogisti” liquidi per comporre un neonato “elixir”, al fuoco tenuto con dovizia al calor bianco dell’athanor… sì, fu proprio allora, che “annodai” quell’immagine alla memoria.

Perché… lavati e seppur brillanti… erano alla mia vista, ormai dei semplici e vuoti contenitori dalle forme strane ma… senza più anima!

Mi disse:

Vedi… ora attendono che un’altra sostanza dia loro un nuovo carattere… ma bisogna saper scegliere bene ciò che, nuovamente, darà alla loro forma vitrea, una nuova Anima!

Tutto ciò che si muove dentro quei vetri, ribollendo, animandosi è una sostanza informe… allotropica… ed è solo prima di esalare, distillandosi, che avrà, in maniera effimera, transitoria, la forma del suo contenitore… poi, se tale condizione rimarrà nella memoria della materia influenzandola, è assolutamente un mistero, io credo, racchiuso per sempre nel risultato… nell’opera “finita”… ma chissà se lo sarà davvero?

Così ora lo ricordo e… dipingo quel “senso”… cogliendo in quella incertezza un “valore” per il mio minimale bagaglio di esperienze.

Ed ora tra i vissuti legni “incastonato” tra gli ermetici glifi… gli elementali ed aurei simboli, io, appunto, dipingo, un ennesimo “castigator di tutti i mali” non come un nuovo modello senz’ali e dallo svolazzante mantello… ma “costui” non è nemmeno, per inverso, un cartesiano “homunculus”, bensì, egli mi appare, tra i colori e le forme dell’opera, come un essere dall’innocente fisionomia…

Sarà, forse, perché solo l’irraggiungibile ed innocente Purezza può essere armata di spada, atta a separare il Bene dal Male… ed ora, tutto questo, sembra palesarsi sulla mia tavola pittorica come una manifestazione “emulativa” di un mitologico “esperimento” Divino…
O… è forse un Archetipo che riaffiora?

Ma poi… riflettendo meglio… mi accorgo che la realtà è diversa… non è tutta poi, così netta, lineare e determinata la sua applicabilità!

Sì… perché la condizione umana è molto più affine ad un comportamento empirico simile a quello descrittomi dal mio “antico” ed ermetico maestro…
quello “stato” dell’esistenza è invischiato nell’integrale “materia prima” ed accorpa in sé anche l’errore, insieme alla speranza… pia quanto si vuole… di una possibile redenzione…

Esperienza che si fa… Scienza… ed infine confluisce in quella sempre incompleta forma di Conoscenza accumulata con grande difficoltà…
il tutto, poi, si sperde, disseminando tra i due opposti ed evanescenti limiti… guardando al passato più fumoso, oppure all’avvenire più indefinibile… mentre ogni “tangibile” certezza dell’esistere è “centro” del vivere nel presente, non da sperperare, ma, da “spendere” bene nella costruzione della propria Spirituale Essenza.

Sei dunque un’espressione ideale… ma puoi ispirare a tagliare ugualmente quei “fili” che pendono dalle “cosmiche volte”… e allora… taglia tu stesso, col contributo del mio pensiero accorato, quelle connessioni con le intercambiabili “maschere” delle forze oscure… taglia, dunque, novello Micha-El… lascia libero il cosmico percorso che relaziona la condizione umana con il disegno beneaugurante dell’Armonia… e… credimi, non mi importa affatto che tu sia un “mito archetipale”… la mia memoria prende pezzi ovunque per rigenerare non più quelle sembianze meramente iconografiche prese in prestito dall’Arte del passato, ma si impegna, in formazioni immaginifiche di “sostanze” secrete, con la speranza che siano nuove e nutritive “panacee” per l’Anima, che anela, in maniera incessante, alla “transustanziazione” di carattere spirituale…

Taglia… taglia… oh cromatica materia in figurale forma… ogni volta che non solo io ma, tutti noi, ti guardiamo nella tua lignea cornice… ritorna pure con quel “sacro disegno” nel nostro pensiero… e nella nostra ormai “scompaginata” abitudine di vita…

Taglia… dunque, non la vita, ma il senso plumbeo che la opprime e… continua a svolgere il tuo compito di Luce, che tal progetto sia un “faro” nell’evoluzione della nostra terrena realtà e… dunque…

libera nos a malo!

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Autore Vincenzo Cacace

Vincenzo Cacace, diplomato all'Istituto d'Arte di Torre del Greco (NA) e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato allievo di Bresciani, Brancaccio, Barisani, ricevendo giudizi positivi ed apprezzamenti anche dal Maestro Aligi Sassu. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1964, esponendo in innumerevoli mostre e collettive in Italia e all'estero, insieme a Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Ugo Attardi, e vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. Da segnalare esposizioni di libellule LTD San Matteo - California (USA), cinquanta artisti Surrealisti e Visionari, Anges Exquis - Etre Ange Etrange - Surrealism magic realist in Francia, Germania e Italia.