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Depressione mutevole

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Un viaggio dalla ribellione all’impossibile

Era il periodo della ribellione. Abbasso i divieti e viva la libertà! I sensi di colpa verso i propri desideri andavano sconfitti combattendo le proibizioni.

Mi riferisco ovviamente al tanto famoso 1968 con tutta la sua schiera di ribelli e figli dei fiori. C’erano ragioni più che ovvie all’epoca.

La psichiatria ben conosceva la causa primaria della depressione e cioè il sentirsi in colpa, responsabili di ogni male, di ogni errore, del peccato, del desiderare, dell’aver fatto qualcosa che non compiacesse il mondo circostante, la famiglia, i figli, gli amici, la gente cosiddetta per bene.

Ma come tutte le cose, anche la depressione è mutevole e ha cominciato ad allargare i propri confini.

Oggi, il conflitto, è diventato tra il possibile e l’impossibile. Non più solo i sensi di colpa, bensì il sentirsi falliti, deprezzati, disistimati, smarriti, incapaci, impossibilitati a raggiungere i propri obiettivi.

Negli anni settanta la parola autostima era quasi sconosciuta e non appariva in nessuna rivista, mentre oggi imperversa nei media come uno tra i termini maggiormente considerati.

Non solo il senso di colpa quindi, bensì anche il senso d’impotenza, che pervade la mente di coloro che si sentono incapaci. I demeriti, in questo caso, non c’entrano affatto.

È solo che non si può far diventare possibile ciò che è impossibile, tanto che gli scaltri agenti di marketing, ben conoscendo il problema, adescano adepti con i soliti slogan:

Volere è potere!
Se lo vuoi puoi!
Tutto è possibile!
La felicità in sette passi! Ottieni tutto ciò che desideri per mezzo della legge di attrazione!

ben sapendo che, proprio perché il desiderio di successo, di lavoro, di sicurezza materiale, sono la primaria angoscia umana odierna, saranno in molti ad abboccare.

Già ebbi a dire anni or sono:

Se la canzone dice che solo uno su mille ce la fa, ci sarà un motivo no?
La conoscenza, la preparazione, l’intelligenza, le capacità non bastano più, occorre anche molta fortuna! Basti leggere il celebre premio Nobel Kahneman con ‘Pensieri Lenti e Veloci’.

Per tale ragione si deprimono ancora di più coloro che, dopo i famigerati corsi per l’autostima, si sentono ancora più smarriti:

Ecco! Ho fatto il corso, ho speso un sacco di soldi e sono uguale a prima, un fallito! Anzi, un fallito doppio adesso!

Certamente titolare un corso: ‘Forse ce la fai!’ non farebbe adepti, poiché la realtà non è attraente, ma le cose stanno così, perché non sempre l’ottimismo vince contro la razionalità, anzi, ai giorni nostri, la probabilità di riuscire è bassissima e far credere il contrario significa aprire un’altra miserabile breccia per la depressione.

Illudere con facili promesse, per poi deludere, è tragico, drammatico, e occorrerebbe essere più cauti, non alimentare certezze e limitarsi alla vicinanza, all’ascolto, all’appoggio e al sostegno morale prolungato.

Nel dopoguerra, quando tutto andava ricostruito, chi aveva davvero una gran voglia di lavorare, otteneva enormi risultati ma oggi la volontà non basta più ed è proprio questo che deprime.

Diciamo allora che la Filosofia è un percorso interiore lento, graduale, realistico, che rinforza la speranza senza fanatismo ed esaltazione, senza quel “tutto e subito” che tutti vorrebbero, certo, ma più veritiero e sincero, perché ti prepara al confronto con la realtà ovviamente mantenendo ogni speranza, ma anche insegnandoti a non deprimerti qualora non si riesca ad ottenere ciò che si desidera.

È una conquista lenta, accurata, che avviene giorno dopo giorno, ma che proprio perché ottenuta con lentezza non sparirà in un attimo.

Perfino in campo economico è risaputo che ciò che cresce troppo in fretta, come una bolla d’aria, è destinato a scoppiare altrettanto velocemente.

Come poter credere che la nostra mente possa modificarsi in modo costante e continuativo solo perché aderisce a qualche slogan esaltante?

Occorre pazienza, tanta pazienza, perseveranza, continuità, evitando pericolosi colpi di testa.

Quell’uno su mille che ce la fa è già bravo e fortunato per proprio conto; io, con il mio realismo, e la mia Filosofia, preferiamo dedicarci ai novecentonovantanove che non sono affatto sicuri di farcela, e che potrebbero non riuscire nei propri sogni, poiché proprio questi ultimi hanno il maggior bisogno di sostegno.

Se un sogno si spegne, occorre imparare a sognare in un’altra direzione.

Tratto dal Corso Naturopatia dell’Anima – Counseling Filosofico

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.