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Dawson City-Frozen Time

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III cinema nel buco del culo del mondo

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Bill Morrison
Dawson City: Frozen Time
(120 min, 2016, USA)

Nel 1895, non c’era nulla, poi arrivano i cercatori d’oro, mandano via gli indigeni e si stabiliscono lì, in questa regione che d’inverno è piena di neve, una regione in cui all’inizio si recheranno presi dalla corsa all’oro centomila persone settantamila dei quali non faranno ritorno. E dove ci sono persone, risorse da sfruttare e cercatori d’oro inizia ad esserci una cittadina, con quattro case, un barbiere un fotografo una sala da ballo un casino e il gioco d’azzardo. È Dawson City.

Nel 1900 la comunità ci crede, nasce una scuola, un campo da hockey e un cinema.
Poi due cinema e poi tre. E a Dawson arrivano dopo almeno due anni dall’uscita i film, le terze e quarte visioni, in pellicola, centinaia di pizze in nitrocellulosa altamente infiammabile.

E questi cercatori d’oro, vedono per anni centinaia e centinaia di film, di tutti i generi.
Intanto passano gli anni, la corsa all’oro si sposta, Dawson si spopola, poi si ripopola, poi arrivano le concessioni, le grandi aziende, il dragaggio dell’oro ormai è monopolio di una sola società, ma la vita a Dawson continua, e prendono fuoco e si ricostruiscono i cinema.

La banca custodisce le pellicole, pellicole che dopo anni le case cinematografiche non vogliono indietro per non pagare le spese di spedizione. Allora vengono buttate nel fiume insieme a tonnellate di altri rifiuti.

Sono gli anni ’40 e due coniugi trovano tra le intercapedini della loro casa centinaia di lastre fotografiche dell’epoca della corsa all’oro. Le portano da uno chiedendo di cancellarle perché le vorrebbero riutilizzare per farci un lucernario. Ma il vetraio capisce e se le compra e poi le dona ad un museo. La testimonianza è salva.

Invece nel 1974 mentre si scava per dei lavori vengono fuori centinaia di pellicole che erano state interrate nella vecchia piscina. Conservate dal permafrost, le pellicole sono riemerse quasi intatte e poi restaurate.

Ci sono film importanti ma anche film amatoriali, che documentano ad ogni incendio un mondo che brucia per poi rinascere, ogni volta.

La musica, solo la musica, originale, accompagna questo montaggio rutilante, che ci dice che le masse si muovono per disperazione e muoiono pur di tentare di vivere, che i Trump hanno iniziato la loro fortuna aprendo bar e bordelli nel Klondike poi predicano moralità, che le grandi società e le macchine hanno sostituito l’uomo.

Che il cinema sonoro è la fine di un mondo e l’inizio di un altro. Che c’era un cinema che sembrava semplice ed ingenuo ed invece era sperimentale e molto più evoluto e comunque basilare per chiunque oggi faccia cinema.
Che la pellicola infiammabile di cui non resta più nulla ha portato conoscenza, cultura e sollievo centinaia di persone ai margini di ogni angolo del mondo. Che il 35mm, è molto più profondo di qualsiasi cinerama super 4d iperpanoramico virtuale.
Che esiste un cinema di montaggio e di raccolta come questo di Bill Morrison, di memoria ma anche del futuro.

Un cinema che non incasserà mai miliardi di euro, un cinema di registi che non sfileranno mai sul red carpet insieme alle starlette svestite. Un cinema che nessuno nemmeno osserva, che nemmeno recensisce, un cinema che racconta con materiale di risulta, la disperazione, la sopraffazione, lo sfruttamento, i microcosmi, il costume, il disastro e la vita più forte di tutto, senza aver bisogno di trucco, di trucchi, di luci, di parole e parole e parole di cui abbiamo piene le scatole.

Il cinema giunse subito all’ultimo avamposto. La carta, il vetro e la pellicola resteranno, nessuno tra cento anni potrà invece trovare i nostri file sepolti sottoterra.
Bisognerebbe pensarci, ogni tanto.

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Autore Nicola Guarino

Nato a Napoli nel 1972, lavora in Rai dal 2007, ha frequentato l'accademia napoletana d'arte drammatica e ha una qualifica di "Esperto in regia cinematografica e televisiva" rilasciata dalla Regione Campania. Si occupa di regia televisiva e cinematografica. Noto per il suo interesse per l'ufologia, è Socio Onorario del Centro Ufologico Nazionale, ne è stato consigliere, ricercatore e articolista.