Home Rubriche Ethos - Etica e società Dalle ombre del mito al trionfo della ragione

Dalle ombre del mito al trionfo della ragione

mito

Nel lungo fluire dei secoli, l’uomo ha incessantemente rivolto lo sguardo al cielo, cercando nel sacro il sigillo ultimo della verità.

Dinanzi al mistero dell’Essere e all’enigma della propria finitezza, egli ha interrogato il divino, riconoscendolo quale fonte suprema di saggezza e chiave interpretativa dell’universo.

Prima che la ragione rivendicasse il diritto al dubbio, prima che la coscienza osasse emanciparsi dal sacro immutabile, a reggere l’architettura del pensiero era il mito: narrazione arcaica, intrisa di simboli, di sacralità e di meraviglia, tramite privilegiato di accesso all’invisibile.

Attraverso il mythos, gli antichi trasmisero il racconto delle origini: la genesi degli dèi, l’emergere del tempo, l’arcano della vita e della morte. In esso si delineava l’ordine del cosmo e il ruolo dell’uomo nei confini dell’universo: una verità condivisa, non discussa, che possedeva al contempo valore religioso, civile e morale.

La spiegazione dei fenomeni naturali si configurava come epifania del volere divino. E, dunque, la giustizia, l’amore, la guerra, ogni altro evento umano, si inscriveva in una cornice sacrale, per sua natura inviolabile e indecifrabile.

Eppure, sebbene avvolto in un’aura di bellezza sublime e di mistero atavico, il mythos, con le sue allegorie sfuggenti e le sue verità inaccessibili, relegava l’uomo a una condizione di sudditanza intellettuale

L’individuo, privo di autonomia speculativa, si abbandonava docilmente alla tradizione, all’autorità dell’antenato, alla voce indistinta del “si dice” mera eco della consuetudine.

La svolta epocale che sradicò la natura dal dominio dell’arbitrio divino, elevandola a sistema ordinato e retto da leggi intelligibili, trova la sua genesi nell’aurora della filosofia greca, tra il VI e il V secolo a.C..

Fu in quel tempo aureo che l’uomo, rinvigorito dallo slancio della nascente polis e sedotto dall’ideale democratico, apprese, nell’agorà del confronto e nel dialogo civile, l’arte sottile del pensare condiviso, del ragionare argomentato, della ricerca comune della verità. In tale contesto, la ragione divenne non più privilegio di pochi, ma pratica viva, esercizio comunitario e principio fondante di una nuova visione del reale.

In tale frangente storico si dispiega in tutto il suo splendore la transizione dalla narrazione dal fascino arcano e carica di sacralità, all’oggettività luminosa dell’episteme, del logos, ossia quella conoscenza vera, rigorosa, distinta dall’opinione mutevole..

È in questo momento decisivo che il sapere si affranca dai vincoli della tradizione mitica, si emancipa dall’autorità dell’indimostrato e getta le fondamenta, solide e durature, della scienza e della filosofia, intese come strumenti di indagine razionale e di comprensione sistematica dell’universo.

Questo cammino, iniziato con la lenta dissoluzione dell’universo mitico e l’ascesa del pensiero razionale, non si arresta nell’età classica, ma attraversa i secoli, riaffiorando con rinnovata potenza nel cuore dell’Illuminismo.

In questa stagione dello spirito, il pensiero “logico”, ormai adulto e consapevole del proprio vigore, si afferma non solo come strumento di conoscenza, ma come principio regolatore dell’agire umano, della vita civile, del progresso sociale.

Quello che era nato come sapere rigoroso e teoretico, si fa ora razionalità critica ed emancipatrice, capace di sfidare i dogmi, smascherare le superstizioni, infrangere le tenebre dell’ignoranza. In esso, il logos antico ritrova nuova linfa e nuova missione: liberare l’uomo.

Pensatori come Voltaire, Montesquieu, Rousseau, Hume, Locke e, su tutti, Kant, posero le basi di una nuova architettura intellettuale e morale, fondata sulla critica come metodo e sulla libertà come fine.

In questa visione del mondo, non v’è più spazio per la verità imposta, per il principio d’autorità, per il dominio della superstizione. La religione stessa, pur non sempre rifiutata, veniva riletta alla luce della ragione naturale, svestita delle sue pretese assolutistiche e avviata verso una dimensione più etica e universale.

L’ideale di progresso, tanto nella scienza quanto nei costumi, divenne uno dei pilastri della nuova epoca. Si diffuse la convinzione che, attraverso l’educazione, la riforma delle istituzioni e l’uso libero della ragione, l’umanità potesse perfezionarsi, emanciparsi dall’ignoranza, dall’oppressione, dall’errore.

La scienza, ora svincolata dai vincoli teologici, fu elevata a guida del futuro; la politica, sollecitata da una nuova idea di giustizia e di contratto sociale, iniziò a interrogarsi sui diritti inalienabili dell’uomo.

Così l’Illuminismo, pur figlio del logos greco, se ne distinse per l’audacia etica e civile, per l’anelito universale di libertà, uguaglianza, fraternità, che avrebbe trovato il suo compimento, e la sua drammatica espressione storica, nelle rivoluzioni politiche di fine secolo, prima fra tutte la Rivoluzione francese.

In tale età, la ragione si fece forza storica, capace di plasmare le istituzioni, di ridisegnare l’ordine sociale, di rifondare la dignità dell’essere umano. E se oggi godiamo dei frutti del pensiero libero, della scienza laica, dei diritti civili, è perché in quel secolo straordinario l’uomo ebbe il coraggio di emanciparsi da ogni dogma e di affidarsi a se stesso, nella piena consapevolezza che “l’uscita dallo stato di minorità”, come scrisse Kant, passa per la nobile via dell’autonomia intellettuale.

Autore Pina Ciccarelli

Pina Ciccarelli, maturità Classica e Laurea in Giurisprudenza. Appassionata di Storia, Filosofia, Letteratura e Musica. La scrittura nasce dell'evasione, dal desiderio di donare colore alla vita, catartico abbandono all'immaginazione. Tra i sentieri nascosti del sublime, fuori dalle logiche del reale, per scoprire se stessi.