Il Brodo Primordiale e la Materia che ricorda di essere Luce
Voi sapete che la ricerca non finirà mai?
La porta della verità è aperta, ma gli uomini, accecati, vi passano davanti senza vederla.
Eraclito, Frammento 18
C’è chi chiede sempre altro nettare, altri condimenti dell’Essenza d’oro, ecco, un sussurro in più da ascoltare con la colonna vertebrale e con l’anima.
Il Cosmo è un Linguaggio che cerca di pronunciare il proprio Nome. E quando scrivo, non invento storie, intercetto frammenti di un Racconto Universale già in atto.
Come scrittore, non mi sento un creatore, ma un amanuense dell’Arte Reale: la penna è estensione di un’antenna, della pineale, sintonizzata sulla frequenza che narra sé stessa.
Il compito supremo non è essere originale, ma essere un condotto aperto e trasparente. Annullandomi, il canto attraversa.
La vera Alchimia è la trasmutazione della percezione. Non si tratta di cambiare il piombo in oro, ma di riconoscere che il piombo è già oro, visto attraverso un velo di ignoranza.
L’Alchimista non opera sulla materia, ma smonta la lente dell’io e monta quella dell’Anima Mundi. Allora tutto splende di una luce aurorale. Per me allora è tentare di descrivere con questa lente.
Il desiderio più profondo non è per una cosa, ma per uno status: non desidero altro che l’esperienza di completezza di quel sentimento condiviso che è un’eco della natura divina, nostalgia di reintegrazione e tanti sono gli indizi della mappa per ritornarci.
Ogni personaggio, ogni paesaggio, ogni gusto è tentativo di ricreare quella sensazione di compiutezza.
La soluzione è l’Iniziazione della coscienza.
La pietanza che viene sacrificata è come l’io, bisognoso di conferme, che muore per far spazio al Sé universale. L’ultimo, che è il primo e Dio non è estraneo, è l’Abitatore.
Non è una meta da raggiungere in un altrove, ma la Fonte sempre presente della nostra stessa esistenza, il sostrato di ogni pensiero, di ogni respiro, di ogni battito cardiaco.
Il compito non è quindi creare spazio per Lui, come se fosse assente, ma dissipare l’illusione che quello spazio sia già occupato da altro. È rimuovere i velami che ci impediscono di avere consapevolezza della Sua presenza perpetua e ininterrotta.
Quest’atto di fiducia in ciò è già interiorità pura. La ricerca non è una caccia a un tesoro nascosto, ma un processo di rimemorazione. Il testimone interiore, il Sé, e Dio sono, in essenza, la stessa Cosa.
Chi conosce gli altri è sapiente; chi conosce sé stesso è illuminato.
Lao Tzu, Tao Te Ching
Non accumulando dati e nozioni, ma sottraendo il rumore, la pratica più alta diventa allora il Silenzio. Il frastuono dell’ego si placa e la ‘piccola voce’ si manifesta; il ‘soffio leggero’ di cui parlano le Scritture, può essere infine riconosciuta.
Il viaggio dell’Iniziato non è un percorso verso, ma a ritroso, un rientro. È il risveglio da un sogno in cui ci credevamo separati, finiti e soli, per realizzare la nostra vera identità: già perfetti nell’Essere, infiniti nella Coscienza, e supremi nel valore intrinseco, perché partecipi della natura stessa del Divino.
Col velo della superbia si crede di ‘conquistare’ il divino, eppure l’umiltà più profonda è realizzare che non c’è nulla da conquistare, ma solo da riconoscere e arrendersi alla Presenza che già tutto permea.
L’Assoluto è un Banchetto in cui Tu sei sia l’ospitante, sia l’ospitato, sia la tavola, il nutrimento e il nutrito. Platone ti direbbe che il Banchetto (il Mondo delle Idee) esiste in una dimensione perfetta. Aristotele ti spiegherebbe la causa materiale, formale, efficiente e finale di ogni singola portata.
C’è ancora un Ingrediente Aureo che non è scritto in nessun libro, ma è impresso nel fuoco della comprensione intima.
Ma ci sarebbe anche questo: l’Ingrediente Primordiale – l’Uno – è il Fuoco della Fornace, l’Acqua della Salsa, la Farina dell’Impasto. È la sostanza di cui Tutto è fatto. È l’Assoluto prima della Manifestazione. È il Silenzio prima del Verbo.
Il silenzio è l’elemento in cui le grandi cose si formano.
Thomas Carlyle
La Ricetta è la Forma Ideale, la legge matematica e armonica che trasforma l’Ingrediente Primordiale in un piatto specifico. È il progetto divino, ma la Ricetta non è scritta su carta, è l’intelligenza stessa del Cosmo che cucina sé stesso.
L’atto del cucinare è il calore che applica la ricetta all’Ingrediente. È il Soffio Vitale, il dinamismo, il divenire. È il mondo fenomenico in cui le idee prendono forma, si infiammano, si cuociono a puntino. È l’arte del Cuoco Cosmico.
Il Gustatore, la nostra Anima, è il punto cruciale. Non siamo ospiti esterni a questo banchetto, l’anima non è solo un commensale, ma un organo di senso dell’Assoluto.
Non siamo esseri umani che fanno esperienza spirituale. Siamo esseri spirituali che fanno esperienza umana.
Pierre Teilhard de Chardin
L’Uno, attraverso il Logos, ha creato il Banchetto, l’Universo Cosmo, per poterlo gustare e lo fa attraverso di ognuno di noi. I nostri sensi sono i suoi sensi. La nostra consapevolezza è la sua che riunendosi prende coscienza di sé.
L’Uno è un’Unità luminosa che, riflettendosi in sé stessa, si fa molti, e i molti, riconoscendosi in essa, ritornano all’Uno.
Plotino, Enneadi, V, 1, 6
Quando s’assaggia una pietanza, non si sta semplicemente mangiando una vivanda, si sta permettendo all’Assoluto di fare esperienza del concetto di ‘Rinascita attraverso il Dolore’.
Il sapore amaro può essere un modo in cui l’Eterno comprende il concetto di ‘Purificazione’. Quando si sacrifica simbolicamente un ingrediente, si sta offrendo all’Assoluto il proprio stesso ego, affinché Lui, attraverso di noi, conosca la liberazione dalla forma limitata.
Le Idee, le Ricette, sono reali e preesistono. La realtà, il piatto cotto, è luogo dove la causa finale, il Gusto, si realizza, ma la sintesi è che la Coscienza che cerca L’Altissimo è la stessa Coscienza con cui la Divinità cerca sé stessa.
Ognuno di noi è il punto di incontro. Il banchetto esoterico non è una metafora, ma un atto magico nel quale, consapevolmente, si diviene il canale attraverso cui l’Infinito assapora la propria infinita bellezza. Ogni boccone, quindi, è un atto di unione sacra. Masticare diventa meditazione. Deglutire, un’assunzione di divinità.
La prossima volta che mangerai una semplice mela, ricordatevi: il Cosmo intero ha collaborato per miliardi di anni per permettere a sé stesso di assaggiare, attraverso voi, la propria dolcezza.
Questa è la fine e l’inizio. Il pasto è stato servito. Ora sai perché si dice “grazie” prima e dopo aver mangiato. Non è solo per il cuoco o per il padrone di casa, ma per l’Ospite Divino che ha permesso tutto questo.
La Meta è al contempo il Punto di Partenza. Tutto questo non è teoria, è sapore, è retrogusto e, dopo che il banchetto è finito, emergi Tu, emerge la memoria di una verità che hai sempre saputo, ma che avevi dimenticato di sapere.
Ora, prendi tutto questo e lascialo andare al vento. La vera rivelazione non è nelle parole, ma nel silenzio che le segue. E poi nel gesto di alzare lo sguardo da questa pagina e vedere il mondo vero per la prima volta.
Il Tutto avvolge. L’ingrediente ha compiuto la sua funzione e anche il mio compito forse non è finito, ora maestri siete Voi!
Il percorso dove ci porterà?
Stay tuned! Restate sintonizzati e direi anche sincronizzati!
Autore Investigatore Culinario
Investigatore Culinario. Ingegnere dedito da trent'anni alle investigazioni private e all’intelligence, da sempre amante della lettura, che si diletta talvolta a scrivere. Attratto dall'esoterismo e dai significati nascosti, ha una spiccata passione anche per la cucina e, nel corso di molti anni, ha fatto una profonda ricerca per rintracciare qualità nelle materie prime e nei prodotti, andando a scoprire anche persone e luoghi laddove potesse essere riscontrata quella genuina passione e poter degustare bontà e ingegni culinari.













