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Covid e comunicazione

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Covid e comunicazione


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Tra scientismo e scandali

Se la gestione del Covid dal punto di vista sanitario non rientra nelle nostre competenze, quello che invece ci sentiamo in grado almeno di commentare, è la comunicazione dell’emergenza.

Rispetto a tanti millantati esperti del settore, pensiamo di partire alla pari, almeno in fatto di titoli, competenze ed esperienza.

Tante persone che seguono in modo acefalo le raccomandazioni del mainstream, quando si tratta di andare ad argomentare, dribblano le questioni trincerandosi dietro l’inconsistente affermazione di credere nella scienza.

Per loro vale l’attenuante di non sapere cosa sia la scienza.

Lo abbiamo sostenuto in altri articoli, lo ribadiamo adesso, la scienza dovrebbe essere scevra da dogmi, le verità assolute le dovrebbe lasciare ad altri ambiti.

La scienza è la ricerca della verità. Ma non è una verità certa.
Karl Popper

Riprendiamo le mosse dal famoso epistemologo per ribadire la differenza tra scienza e scientismo.

Un po’ di definizioni.

Partiamo, proprio, da quella di epistemologia, come altre volte facciamo riferimento al Vocabolario Treccani, che riteniamo più autorevole di qualche enciclopedia libera.

Epistemologìa s. f. [dall’ingl. epistemology (comp. del gr. ἐπιστήμη «conoscenza scientifica» e -logy «-logia»), termine coniato (1854) dal filosofo scozz. J. F. Ferrier]. – Nella filosofia del sec. 19°, la parte della gnoseologia che più in particolare si occupava dei metodi e dei fondamenti della conoscenza scientifica. In un’accezione più moderna e corrente, che prescinde dalla priorità dell’indagine gnoseologica e preferisce insistere sull’esemplarità della scienza positiva, s’intende per epistemologia l’indagine critica intorno alla struttura e ai metodi (osservazione, sperimentazione e inferenza) delle scienze, riguardo anche ai problemi del loro sviluppo e della loro interazione, sinon. quindi di filosofia della scienza; può riferirsi anche all’analisi critica dei fondamenti di singole discipline: epistemologia della matematica, e. della fisica, ecc., o della conoscenza in quanto tale (e. genetica, e. evoluzionistica).
HTTPS://WWW.TRECCANI.IT/VOCABOLARIO/EPISTEMOLOGIA/

Ci sembra chiaro che si possa intendere, dunque, quella parte della filosofia che si occupa di definire la struttura e il metodo scientifico, di decidere, in definitiva, quali sono le regole della conoscenza, e che, quindi, dovrebbe precedere ogni disciplina scientifica.

Cade, a nostro parere, un primo slogan della comunicazione dell’emergenza, teso a delegittimare qualche autorevole voce fuori dal coro.

Che c’entrano i filosofi con la scienza?

Tutto. C’entrano tutto. Sono quelli che dovrebbero definire cosa è la scienza.

Popper partiva dal concetto di ricerca della verità.

Attraverso il metodo, certo.

Sempre dal Treccani leggiamo una delle definizioni:

Sapere, dottrina, insieme di conoscenze ordinate e coerenti, organizzate logicamente a partire da principî fissati univocamente e ottenute con metodologie rigorose, secondo criterî proprî delle diverse epoche storiche.
https://www.treccani.it/vocabolario/scienza/

La scienza così intesa non può essere dogmatica.

La scienza procede per tentativi ed errori.
Galileo Galilei

La scienza è fatta di errori che è utile fare, perché, a poco a poco, ci portano alla verità.
Richard Feynman

La possibilità di errore e la logica del superamento fanno parte del metodo scientifico stesso.

Chi si occupa di queste dinamiche sa benissimo che la scienza è fatta di periodi di relativo equilibrio teorico, in cui ci sono dei paradigmi più o meno consolidati, che spiegano una certa parte di fenomeni osservabili.

La ricerca, in questo contesto, lavora per ampliare il paradigma accettato, portandolo a spiegare un numero sempre maggiore di fenomeni.

Poi ci sono i momenti di rivoluzione, in cui emergono nuovi paradigmi, a volte anche sensibilmente distanti da quelli precedenti, che, di colpo, riescono a spiegare un numero ancora più ampio di fenomeni.

In questo caso, la prima fase è spesso quella di rigetto da parte della comunità scientifica.

Successivamente, la solidità del nuovo quadro teorico finisce per affermarsi fino ad essere consolidato come nuovo paradigma.

Senza questi processi saremmo rimasti alle teorie geocentriche, tanto per dirne una.

Differente è invece l’atteggiamento scientista.

Scientismo1 s. m. [dal fr. scientisme]. – Termine coniato in Francia nella seconda metà del sec. 19°, e diffuso poi altrove, di volta in volta con sign. positivo o negativo, per indicare la concezione e il particolare atteggiamento intellettuale di chi ritiene unico sapere valido, capace di risolvere tutti i problemi, di soddisfare tutti i bisogni dell’uomo, quello delle scienze fisiche e sperimentali, e svaluta quindi ogni altra forma di sapere (compresa la filosofia) che non accetti i metodi proprî di queste scienze; oggi il termine è usato nel suo significato negativo, per indicare l’indebita estensione di metodi scientifici validi nell’ambito di scienze particolari (come quelle naturali) ai più diversi aspetti della realtà, con pretese di conoscenza altrettanto rigorosa: l’intransigente sc. dei positivisti; uno sc. rigido e dogmatico.
https://www.treccani.it/vocabolario/scientismo1/

La stessa scienza viene assolutizzata.

Perché prova a spiegare realtà che non hanno nulla di scientifico.

Descrivere ogni cosa in modo scientifico sarebbe possibile, ma assurdo. Non avrebbe senso, sarebbe come descrivere una sinfonia di Beethoven in base alla variazione della pressione dell’onda.
Albert Einstein

Perché ad un certo punto comincia a negare la possibilità di errore. Comincia a diventare l’ennesimo meccanismo di controllo delle masse.

Quest’ultimo atteggiamento rischia di diventare criminale quando la comunicazione arriva a costruire una scienza manipolata ad uso e consumo di interessi economici e politici.

Dati, ricerche, risultati costruiti ad arte per screditare magari chi fa scienza veramente.

Facciamo un esempio.

Una delle voci che sin dall’inizio si discosta dalla narrazione mainstream della pandemia è quella del premio Nobel Luc Montagnier.

Molte virustar, non solo italiane, hanno provato a sminuirlo in tutti i modi. Non è attivo da anni. È vecchio e rincoglionito. Non ne ha azzeccata nessuna.

Peccato che si stiano puntualmente verificando diverse sue affermazioni della prima ora.

Ma l’opera di denigrazione sembra aver funzionato egregiamente. La macchina del fango è meccanismo collaudato.

Un esempio.

Nel chiacchierare online con un mio ex corsista, provavo a spiegare proprio le posizioni dello scienziato francese.

Il soggetto in questione, che si era autodefinito come persona colta e fiduciosa nella scienza, prova a smontare tutta la mia argomentazione con una sola affermazione e con atteggiamento di superiorità: chi, quello che voleva curare il Covid-19 con l’Idrossiclorochina?

Potevo ribattergli che sicuramente gli era sfuggito qualcosa.

Che ignora completamente il cosiddetto Lancet gate.

Di cosa si tratta?

Il 22 maggio del 2021 la nota rivista scientifica The Lancet pubblica a firma di quattro scienziati, Mandeep Mehra, Sapan Desai, Frank Rutschitzka e Amit Patel, un articolo secondo il quale l’utilizzo di questo farmaco aumentava la mortalità dei pazienti trattati, con il risultato di farlo bandire da OMS e AIFA, assieme alla clorochina.

Successivamente la rivista viene travolta da richieste di chiarimenti della comunità scientifica internazionale.

Il 2 giugno dello stesso anno la rivista pubblica una lettera di scuse e ritira la pubblicazione dello studio.

Mandeep Mehra, l’autore principale, ammette di non essere certo dell’attendibilità dei dati.

Il risultato è che la sperimentazione è stata bloccata a lungo, con il risultato che ad oggi non esistono dati incontrovertibili sulla reale efficacia della sostanza.

O, circa la sua incrollabile fiducia circa l’efficacia dei vaccini, avrei potuto citargli quello che viene definito come Pfizer gate.

Un articolo del British Medical Journal, pubblicato il 2 novembre 2021, riporta quelle che sembrano essere delle irregolarità delle procedure di sperimentazione del vaccino della nota casa farmaceutica.

Irregolarità che riguarderebbero anche il ritardo della comunicazione degli effetti avversi.

Potevo controbattere questo. Potevo ribadire molto altro. Ho preferito bloccarlo.

Come si vede, dunque, anche a livello internazionale, la comunicazione scientifica, anche da parte di emittenti e soggetti di solito considerati autorevoli, è fortemente condizionata da meccanismi che di scientifico non hanno nulla.

Ma cosa accade in Italia?

Una delle regole fondamentali di una strategia di crisis management è quella di non mentire, di trasferire dei messaggi che siano veri, chiari e non contrastanti.

Nel belpaese questo è stato sistematicamente disatteso, come vedremo in un prossimo articolo.

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Autore Pietro Riccio

Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.