Site icon ExPartibus

‘Corduroy’, il corto di Francesco Mucci al Napoli Film Festival 2018

'Corduroy' - Maria Bolignano, Lello Serao, Francesco Mucci e Nunzia Schiano


Il giovane regista e sceneggiatore partenopeo ci racconta l’inafferrabilità della sua Marta Perna

Lunedì 24 settembre, ore 17:30, presso il Teatro Delle Palme, nell’ambito del Napoli Film Festival 2018, sarà proiettato il corto ‘Corduroy’, scritto e diretto da Francesco Mucci e prodotto da Tcc Teatro Cooperativa e Francesco Mucci. Protagonista Nunzia Schiano, in una veste insolita rispetto ai personaggi in cui solitamente si cimenta. Un cast d’eccezione tra cui spiccano Maria Bolignano, Lello Serao e Raffaele Ausiello, affiancati da validi ed intraprendenti giovani.

Il thriller, della durata di 19 minuti, racconta la storia di Marta Perna, chef caduta in disgrazia a causa del marito ed ex comproprietario del loro ristorante, in carcere per l’omicidio di quello che sembrerebbe essere l’amante della moglie. Nel tentativo di sfondare nel mondo di YouTube come cuoca, la donna si rivolge al suo pubblico tramite la fotocamera di un cellulare che, con occhio vorace ed indagatore, registra ogni sua espressione ed ogni repentino cambiamento d’umore. Nel rispolverare una vecchia ricetta di cui è ossessionata, alla ricerca spasmodica di quell’inarrivabile perfezione cui tutti, forse, vorremmo tendere nella vita, metterà a nudo il suo lato più mostruoso, raccontando una favola atipica, dal finale inatteso.

Il cortometraggio è stato realizzato grazie al contributo del bando del Nuovo Imaie per i prodotti audiovisivi. Le riprese, suddivise in tre giorni nel maggio 2018, sono state effettuate tra San Giovanni a Teduccio e Portici (NA), in location offerte per l’occasione da amici e conoscenti.

Intensa, come sempre, l’interpretazione della Schiano, capace, come pochi, di catalizzare l’attenzione in modo totale e di restituire agli spettatori le altalenanti emozioni che il suo personaggio prova, che vanno da sdegno a rabbia, da irrequietezza a moti d’orgoglio, attraverso una perfetta mimica facciale e un ottimo controllo vocale.
Bella la fotografia di Francesco Buonocore, assolutamente in linea con la trama le musiche di Luca Toller, molto buona la regia.

Cerchiamo di conoscere meglio Francesco, cresciuto in un ambiente intellettualmente stimolante, figlio di grandi attori teatrali e cinematografici e amico intimo di tanti che della creatività hanno fatto la loro ragione di vita.

Si laurea all’Università di Salerno in Discipline delle Arti visive, della Musica e dello Spettacolo e si specializza in Scienze dello Spettacolo e della produzione multimediale per ottenere poi il Diploma alla Scuola italiana di Comix a Napoli in Sceneggiatura e successivamente in Storytelling.

Gestisce attualmente il blog ilgrigio.net dedicato alla cultura audiovisiva, spaziando tra cinema, fumetti e musica e soffermandosi, grazie al suo canale YouTube, su attività di videomaker e filmmaker che lo appassionano moltissimo.

Nel 2018 firma due cortometraggi che ne sanciscono l’esordio come regista, ‘Corduroy’ e ‘In a Beat’.

Francesco, come nasce l’idea di ‘Corduroy’?

Il corto è nato tutto dall’idea del finale e di quella sfida che la nostra cuoca pone ai suoi spettatori. È ovviamente una metafora dell’artista che sa di doversi dare in pasto al proprio pubblico e che, in un impeto di quella inevitabile follia che lo rende tale, ribalta la posizione e i ruoli.
Lo spettatore non può più essere un passivo fruitore della narrazione, ma viene invece tirato dentro la questione.

La simbologia del cuore, della passione, della cucina cosa nascondono?

L’idea del cuore è nata insieme alla favola che Marta racconta e solo dopo si è concretizzata diventando parte attiva nella vicenda.

Sicuramente è un organo talmente importante e dal così forte valore simbolico che mette immediatamente in moto tutta una serie di meccanismi all’interno della mente umana. E poi, detto tra noi, una volta scoperto che esistono anche delle ricette con il cuore – non umano, tranquilli – doveva per forza essere lui il nostro “protagonista”.

Qual è il motivo dell’ossessione di Marta? La passione persa, la passione negata verso chi e verso cosa? Tante passioni ma quale è quella scatenante che culmina nella scena finale?

L’ossessione di Marta è quella che ogni singolo artista si trova a vivere almeno una volta nella vita, ovvero il rapporto con il proprio pubblico o la mancanza dello stesso.

Cosa devo a queste persone? Cosa sono disposto a sacrificare per condividere con loro la mia visione del mondo?

Il finale è una presa di posizione netta che chiama in causa chi la guarda. Lei afferma per la prima volta con forza il proprio essere e chiede altrettanto ai suoi spettatori curiosi.

Che tipo di diffusione avrà il corto? O è destinato solo ai festival?

Per ora stiamo partecipando a tanti bandi che riguardano festival nazionali e internazionali.
Non posso nascondere però che sarei felicissimo di poter rendere definitivamente pubblico il progetto, magari attraverso canali importanti che permettano al nostro lavoro e alla nostra storia di essere vissute da tante persone.

Sarebbe una grande vittoria per me personalmente riuscire a creare un dibattito continuo attorno alla nostra opera e, chissà, magari continuare a esplorare il mondo di questa cuoca particolare…

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.

Exit mobile version