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Consiglio regionale Lombardia: mozioni discusse seduta 2 luglio 2024

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Consiglio regionale della Lombardia


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Sintesi delle mozioni

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Lombardia.

Seduta pomeridiana di Consiglio regionale dedicata alla discussione e all’esame di alcune mozioni: di seguito la sintesi.

Presidio ospedaliero di Menaggio (CO)

Non variare l’offerta assistenziale dell’Ospedale di Menaggio mantenendo inalterata la situazione attuale, anche del Pronto Soccorso; proseguire nel coinvolgimento delle Amministrazioni locali e della cittadinanza per definire un progetto di potenziamento e valorizzazione del presidio ospedaliero e il suo ruolo nella rete di Emergenza Urgenza, partendo dai servizi e dalle disponibilità così come indicati nella lettera inviata dai Sindaci del territorio il 1° luglio 2024; coinvolgere le Amministrazioni locali nella definizione di azioni innovative a supporto del progetto di valorizzazione dell’Ospedale di Menaggio.

Sono questi gli impegni rivolti alla Giunta regionale contenuti nella mozione illustrata dal primo firmatario Consigliere Nicolas Gallizzi, Noi Moderati, e approvata all’unanimità dal Consiglio regionale: la mozione, condivisa dai gruppi di maggioranza, è stata sottoscritta prima del voto anche dal Consigliere del Partito Democratico Angelo Orsenigo e dal capogruppo del PD Pierfrancesco Majorino.
In precedenza era stata invece respinta dall’Aula con voto segreto, 43 contrari e 28 favorevoli, una mozione abbinata presentata dal Consigliere Angelo Orsenigo, PD, con cui si invitava la Giunta ad avviare un percorso condiviso con gli Enti territoriali per il ritorno dell’Ospedale Erba – Renaldi alla sua piena operatività e per il potenziamento del Pronto Soccorso.

Riconoscimento del dolore neuropatico come malattia a carico del sistema sanitario regionale

Inserire il dolore neuropatico all’interno dei Livelli Essenziali di Assistenza; implementare programmi specifici per la formazione del personale medico e sanitario; assicurare accessibilità e qualità delle cure; promuovere e sviluppare una rete di collaborazione tra Regioni.

Sono tra le diverse richieste contenute nella mozione approvata all’unanimità dal Consiglio regionale e presentata da Luca Marrelli, Lombardia Ideale.

In particolare, il documento chiede il riconoscimento del dolore neuropatico tra le malattie croniche a carico del sistema sanitario regionale, seguendo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che lo ha classificato come

condizione seria che merita attenzione e trattamenti adeguati oltre a una formazione medica specializzata.

Per Paola Bulbarelli, FdI:

è fondamentale garantire percorsi terapeutici adeguati, permettendo a chi ne soffre di condurre una vita dignitosa.

Nicolas Gallizzi, Noi Moderati, ha aggiunto:

È una malattia invalidante e il tema va preso sul serio.

Favorevole alla mozione anche Carlo Borghetti, PD, che ha colto l’occasione per augurarsi che

quanto previsto nel Piano socio sanitario in tema di terapia del dolore sia davvero messo in pratica.

Fabrizio Figini, Forza Italia, ha detto:

La Giunta deve impegnarsi concretamente affinché finalmente il dolore neuropatico venga riconosciuto come una patologia autonoma rispetto alla lesione che l’ha provocata.

Regionalizzazione del servizio di navigazione sul Lario e gli altri laghi lombardi

Giacomo Zamperini, FdI, è il primo firmatario della mozione approvata all’unanimità che impegna la Giunta a dare rapida attuazione alla regionalizzazione del servizio di navigazione a partire dal bacino del Lario, ramo di Como e ramo di Lecco, secondo quanto previsto sia dal Decreto Legislativo 422 del 1997 che dalla Legge regionale 11 del 2009.

Le considerazioni da cui parte il documento sono molteplici: da un lato l’aumento esponenziale dell’utenza turistica sui laghi lombardi. Nel solo lago di Como e di Lecco gli utenti sono passati dai 4.236.000 viaggiatori nel 2019 ai quasi 6 milioni dell’anno scorso.

Il testo sostiene poi che in una logica sussidiaria una gestione più vicina al territorio sarebbe più efficiente e tempestiva nel rispondere alle esigenze dell’utenza e fa cenno alle forti e ripetute pressioni degli enti locali interessati che da anni chiedono la regionalizzazione del servizio.

Non ultima la considerazione che almeno sul Lario il servizio è attualmente in utile e dunque porterebbe un’entrata aggiuntiva al bilancio regionale che potrebbe essere spesa sul territorio per potenziare la flotta.

Il documento fa riferimento anche al tema degli NCC, noleggio con conducente, acquatici chiedendo alla Giunta di monitorare l’iter di modifica della Legge 21/1992 che consentirebbe la concessione di nuove licenze attualmente bloccate da anni.

Nel dibattito è intervenuto Luigi Ponti, PD, prendendo atto con soddisfazione

del ravvedimento della maggioranza che finora non aveva mai fatto nulla per dare attuazione alla legge 11/2009.

Il gruppo PD tramite Gian Mario Fragomeli ha presentato un emendamento, accolto dal proponente, tendente ad estendere il raggio d’azione del documento a tutti i laghi lombardi ancora in carico alla Gestione Governativa.

Altre richieste di modifica, tutte accolte dal proponente, sono arrivate dal Sottosegretario Mauro Piazza a nome della Giunta regionale.

Maltempo, misure urgenti di sostegno all’agricoltura lombarda

Largo consenso sulla mozione presentata dal Gruppo Fratelli d’Italia, primo firmatario Claudio Mangiarotti, che invita il Presidente della Giunta a chiedere al Governo la proclamazione dello stato di calamità naturale per i gravi danni subìti dal comparto agricolo lombardo a seguito delle precipitazioni di eccezionale intensità che si prolungano dal mese di febbraio.

In particolare, i produttori vitivinicoli dell’Oltrepò Pavese lamentano una probabile riduzione della vendemmia dell’80%, mentre in Lomellina non è stato possibile in molti casi provvedere alla semina del riso per l’inaccessibilità dei campi parzialmente o totalmente allagati.

Nel documento si chiede anche la convocazione di un incontro per pianificare ulteriori interventi a supporto del settore agricolo, la possibilità di derogare ai vincoli sull’utilizzo di prodotti fitosanitari a tutela dei raccolti e infine la garanzia di procedere nei tempi più rapidi possibile alla liquidazione dei ristori valutando di affiancare ai fondi nazionali anche risorse regionali.

Nel dibattito è intervenuto Ivan Rota, FI, che ha condiviso lo spirito e i contenuti della mozione a tutela della filiera agroalimentare lombarda duramente provata dai cambiamenti climatici.

Giovanni Malanchini, Lega, ha chiesto dal canto suo di integrare il testo con la richiesta di adeguate risorse economiche per finanziare lo stato di calamità, integrazione accolta dal proponente.

Il Consigliere Marco Carra, PD, ha espresso condivisione sulla mozione preannunciando il voto favorevole del suo gruppo tranne che sulla richiesta di deroghe all’uso dei fitofarmaci. Dichiarazione totalmente favorevole al testo è giunta da Alessandro Cantoni, Lombardia Ideale.

L’Assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi nel suo intervento ha evidenziato il lavoro in atto in Lombardia per prevenire le crisi climatiche sia sul fronte siccità che su quello delle piccole o grande alluvioni.

Ha peraltro precisato che lo stato di calamità è già stato richiesto dalla Giunta in data 30 maggio scorso chiedendo dunque al proponente di modificare il testo sul punto.

Alienazione alloggi del Pio Albergo Trivulzio

Procedere a un censimento reddituale delle famiglie abitanti negli alloggi del PAT prima di entrare nel vivo dell’operazione di valorizzazione immobiliare; riaprire il tavolo della trattativa con le organizzazioni sindacali e tenere costantemente informata la Commissione competente.

Lo chiedeva la mozione bocciata dal Consiglio regionale, prima firmataria Carmela Rozza, PD, che affrontava il tema della possibile cessione degli alloggi del Pio Albergo Trivulzio al fondo immobiliare INVIMIT SGR, società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e Finanze.

Durante il dibattito è stata sottolineata la necessità di preservare le famiglie a basso reddito che abitano negli alloggi del PAT.

Ha detto in aula la Rozza:

Si tratta di un patrimonio immobiliare che costituisce un polmone di affitti, in parte a canoni concordati, in cui vivono cittadini di ceto medio e medio basso che non possono trovare sul libero mercato alloggi a canoni adatti alle loro finanze.

Marco Bestetti, FdI, ha detto:

Parliamo di 1255 alloggi, di questi 340 sfitti e la struttura commissariale sta facendo un enorme lavoro per fotografare la situazione patrimoniale e immobiliare e valutare inquilino per inquilino.

Chi abita in queste case paga importi lontani da quelli di mercato. Bisogna distinguere chi ne ha diritto e chi no. I soggetti fragili non verranno mai allontanati dalle proprie case.

Favorevole alla mozione Nicola Di Marco, M5S:

Condividiamo le preoccupazioni degli inquilini e siamo perplessi rispetto all’obiettivo finale di questa operazione e alla mancanza di confronto in Consiglio regionale e in Commissione. Vanno tutelate le famiglie in difficoltà economica che rischiano di perdere la casa.

Contrario Giulio Gallera, Forza Italia:

La finalità della Baggina è ricoverare e curare i nostri anziani e non si può e non si deve depauperare un patrimonio che serve a sostenere le attività dell’ente. Non ci vedo nulla di grave e sconveniente se si deciderà in futuro di vendere gli alloggi per ristrutturare e sviluppare ulteriormente il PAT.

Secondo Pierfrancesco Majorino, PD:

La nostra mozione è moderata e chiediamo attenzione e gradualità, soprattutto chiediamo di verificare la situazione per evitare danni alle persone.

Non capisco la contrarietà del centrodestra: gli alloggi sono frutto di lasciti che rispondono a una logica di welfare sociale non di business immobiliare.

Mauro Piazza, Sottosegretario Autonomia e Rapporti con il Consiglio Regionale, nel ripercorrere la vicenda, ha sottolineato che

il PAT ha la missione di assistere e curare gli anziani, il fondo persegue obiettivi di una corretta gestione del patrimonio affinché la risposta dell’ente verso chi ha bisogno sia adeguata.

Finanziamenti per i centri antiviolenza, CAV

Assicurare in tempi brevi il finanziamento dei Centri Antiviolenza e anticipare i fondi ministeriali, oltre a quelli stanziati a livello regionale.

Questa la richiesta della mozione presentata da Miriam Cominelli, PD, e respinta oggi dall’Aula.

I finanziamenti ai CAV, dalla prima legge del 2013 che li ha istituiti, sono man mano aumentati fino ad arrivare dagli iniziali 12 milioni all’ultimo stanziamento di 40 milioni di euro.

A dicembre 2023 Regione Lombardia ha incrementato di 2 milioni di euro i fondi regionali destinati al contrasto della violenza contro le donne, con specifico riguardo ai centri antiviolenza presenti sul territorio.

Miriam Cominelli ha dichiarato:

Se si suddivide lo stanziamento complessivo per le strutture esistenti, ai singoli CAV vanno circa 39 mila euro e i finanziamenti arrivano in ritardo di circa 14 mesi.

Parere negativo da parte della Giunta espresso dall’Assessore regionale alla Famiglia e Solidarietà sociale Elena Lucchini.

Lucchini ha concluso:

Regione Lombardia ha sempre garantito puntualità nei pagamenti. Il modello di governance lombardo è basato sull’attivazione di reti territoriali interistituzionali antiviolenza coordinate da Enti locali capo fila che, oltre ad assicurare il coordinamento degli interventi, gestiscono i finanziamenti dedicati.

Purtroppo, e su questo punto stiamo già lavorando attraverso un maggiore coinvolgimento delle ATS, non sempre gli Enti capofila garantiscono la tempestività del trasferimento delle risorse ai CAV.

Il finanziamento governativo, infine, è sempre stato assicurato dal 2012 con un sensibile incremento nel corso degli anni.

Messa al bando PFAS

Il testo predisposto da Paola Pollini, Movimento5Stelle, affronta il problema dell’inquinamento delle falde acquifere da PFAS, composti poli e perfluoroalchilici, a seguito dei rilievi fatti da Greenpeace in numerose località lombarde.

In apertura di discussione Alessandro Cantoni, Lombardia Ideale, in qualità di Presidente della Commissione Ambiente ha chiesto alla proponente di ritirare il testo per dar modo alla Commissione di completare il lavoro di approfondimento del tema che è in corso nella Commissione stessa, anche tramite un’ampia serie di audizioni tecnico – scientifiche.

La proponente ha accettato. Il testo sarà dunque trattato in Commissione insieme al documento sullo stesso tema presentato da Roberta Vallacchi, PD.

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