Una memoria che rivendica il ruolo della scuola nella lotta alla criminalità giovanile
Riceviamo e pubblichiamo.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ricorda, nel 33° anniversario della morte, Mauro Maniglio, studente del Liceo scientifico ‘Monticelli’ di Brindisi, vittima innocente della criminalità mafiosa nella notte tra il 13 e il 14 agosto 1992 a Casalabate (LE).
Questo ricordo, radicato nella coscienza di una comunità intera, non deve limitarsi a un atto di commemorazione, ma deve tradursi in un impegno concreto per il presente e per il futuro.
Oggi la Puglia affronta un contesto sociale segnato da dati allarmanti. Secondo l’ISTAT, nel 2024 il 37,7% della popolazione regionale viveva in condizioni di rischio povertà o esclusione sociale, con un incremento di oltre cinque punti rispetto all’anno precedente e un valore nettamente superiore alla media nazionale.
A questa condizione economica si lega strettamente la povertà educativa, che priva molti giovani di opportunità di crescita e di partecipazione sociale, alimentando fenomeni di marginalità.
Il disagio minorile, inoltre, mostra un trend in crescita: i minori allontanati dalle famiglie per fragilità economiche o sociali in Puglia sono passati da 1.959 nel 2022 a 2.280 nel 2023, con un’incidenza tra le più alte in Italia.
Questo scenario si riflette anche nei dati sulla criminalità giovanile: recenti operazioni di polizia in Puglia hanno portato a decine di arresti e denunce, coinvolgendo un numero significativo di minorenni, mentre in aree urbane come Bari si registra un aumento costante dei casi di devianza e delinquenza tra i giovani.
Il fenomeno non è isolato: si inserisce in un quadro di difficoltà economiche, dispersione scolastica, mancanza di spazi di aggregazione e modelli alternativi positivi.
Di fronte a questa realtà, la scuola si conferma il presidio più efficace per la prevenzione e la promozione della cultura della legalità. Tuttavia, non è sufficiente limitarsi a progetti occasionali o a giornate celebrative.
È necessario che l’educazione civica e alla legalità diventi parte integrante e strutturale dei percorsi scolastici, sviluppata con continuità e in dialogo costante con le altre discipline.
Occorre promuovere metodologie didattiche innovative, capaci di coinvolgere i ragazzi non solo come destinatari ma come protagonisti, e che sappiano intercettare e prevenire l’abbandono scolastico, specialmente nelle aree più vulnerabili.
Il contrasto alla criminalità giovanile richiede anche un’azione coordinata tra scuola, famiglie, enti locali, associazioni e mondo del lavoro, affinché ai giovani siano offerte reali opportunità di formazione, impiego e partecipazione attiva alla vita della comunità.
Non meno importante è il sostegno psicologico e sociale all’interno delle scuole, per individuare e affrontare precocemente situazioni di disagio.
Ricordare Mauro Maniglio significa assumere una responsabilità collettiva: fare in modo che la sua memoria, e quella di tutte le vittime innocenti di criminalità, sia il motore di un cambiamento concreto.
In un territorio che ancora oggi conosce il peso della povertà e della marginalità, investire sull’educazione alla legalità significa investire sulla sicurezza, sulla coesione sociale e sul futuro stesso della democrazia.













