Il concetto civico di cittadinanza, intesa come appartenenza a una comunità politica territoriale, costituisce il parametro privilegiato attraverso cui osservare le molteplici evoluzioni dell’individualità umana, in relazione alla sua collocazione nel contesto terrestre, in ordine alle sue facoltà e ai suoi obblighi sociali.
Storicamente, essa nasceva come strumento per designare il soggetto sociale quale parte integrante di una comunità politica definita, sebbene inizialmente essa fosse limitata a determinati gruppi sociali, etnici ed economici.
Nel mondo antico, infatti, la cittadinanza era prerogativa esclusiva di una ristretta cerchia di individui ai quali veniva riconosciuto il godimento di particolari diritti collettivi, tra cui il diritto di voto, nonché la possibilità di esercitare l’attività politica in chiave puramente democratica, mediante l’accesso alle cariche pubbliche.
In tale contesto arcaico, essa assumeva una funzione selettiva ed escludente, mirata a limitare, attraverso una logica classista, i privilegi civici a una porzione minoritaria della popolazione.
Ampi segmenti sociali, come le donne, gli schiavi e gli stranieri, venivano esclusi da tale status, venendo privati di ogni diritto di partecipazione politica e civile, contribuendo a consolidare, così, un tessuto collettivo intrinsecamente disuguale.
Oggi, tuttavia, la cittadinanza si traduce in un rapporto giuridico regolato da norme nazionali e internazionali tra l’individuo e lo Stato, che conferisce diritti e doveri reciproci.
Un rapporto che affonda le radici nell’antica concezione che vedeva l’individuo come parte integrante di una comunità politica ben definita, evolvendo, nel corso dei secoli, fino a rappresentare un diritto universale, che impegna lo Stato a garantire uguali opportunità e diritti a tutti i suoi cittadini.
La concezione moderna di cittadinanza deve la sua profonda trasformazione e universalizzazione ai fermenti intellettuali e politici che hanno caratterizzato il periodo dell’Illuminismo, il movimento culturale che ha rappresentato un punto di svolta fondamentale nella storia della civiltà occidentale, influenzando profondamente il pensiero giuridico e politico e contribuendo alla ridefinizione dei concetti di uguaglianza e diritti universali.
Il contrattualismo di Rousseau, in particolare, e la sua celebre opera ‘Il contratto sociale’
del 1762, divennero punti di riferimento per una nuova visione della cittadinanza, intesa non più come un privilegio concesso dalla classe dominante, ma come un diritto naturale che ogni individuo possiede in virtù della sua umanità.
Rousseau teorizzò la volontà generale, espressione collettiva del popolo, come fondamento della legittimità politica.
La cittadinanza, in tale prospettiva, diventa il risultato di un contratto sociale tra l’individuo e la comunità, dove il cittadino non è più soggetto passivo ma partecipante attivo e consapevole alla vita civica.
La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789, scaturita dalla maturazione ideologica della Rivoluzione Francese, rappresentò il coronamento delle aspirazioni illuministe, sancendo i diritti inalienabili, tra cui la libertà, l’uguaglianza e la fraternità.
In Italia, l’evoluzione della cittadinanza come diritto universale trova pieno riconoscimento nella Costituzione del 1948, che sancisce principi fondamentali ereditati delle teorie illuministe, attribuendo a ogni cittadino diritti irrinunciabili e sancendo la partecipazione attiva alla vita politica, divenendo il cuore pulsante della democrazia repubblicana e il perno su cui ruota il sistema dei valori civici fondamento dell’uguaglianza davanti alla legge.
La cittadinanza, da sempre legata alla nozione di appartenenza a uno Stato nazionale, ha visto con l’integrazione nell’Unione europea una trasformazione significativa, segnando un passaggio verso una dimensione sovranazionale che sfida le tradizionali concezioni di sovranità e di diritti civili.
L’idea di cittadinanza europea da un lato, ha ampliato gli orizzonti di partecipazione politica, sociale ed economica, dando ai cittadini degli Stati membri la possibilità di godere di diritti universali come la libertà di circolazione e il diritto di residenza in qualsiasi Paese dell’Unione.
Dall’altro, ha reso evidente la necessità di affrontare nuove sfide politiche, come la gestione delle disuguaglianze tra i membri, le divergenze nelle politiche migratorie e la crescente difficoltà di conciliare identità nazionali e identità europee.
Autore Pina Ciccarelli
Pina Ciccarelli, maturità Classica e Laurea in Giurisprudenza. Appassionata di Storia, Filosofia, Letteratura e Musica. La scrittura nasce dell'evasione, dal desiderio di donare colore alla vita, catartico abbandono all'immaginazione. Tra i sentieri nascosti del sublime, fuori dalle logiche del reale, per scoprire se stessi.













