Home Territorio Ciambriello: ‘Carceri campane in grande sofferenza’

Ciambriello: ‘Carceri campane in grande sofferenza’

Il 22 aprile nell’Aula del Consiglio regionale della Campania, il Garante dei Detenuti presenterà la Relazione 2025

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Campania.

Mercoledi 22 aprile 2026 alle 10:30, nell’Aula del Consiglio Regionale della Campania, al Centro Direzionale di Napoli isola F13, il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania, Samuele Ciambriello, presenterà la Relazione annuale 2025.

La Relazione riguarda le carceri della Campania, per detenuti adulti, minori e militari, con il loro sovraffollamento, le loro criticità e le buone prassi -anticipa il Garante regionale; essa contiene i numeri dei detenuti tossicodipendenti, con disturbi mentali, i dati sull’incremento dei reati commessi dai minori, con episodi legati a violenza, uso di armi, dei reati contro la persona.

Inoltre, la Relazione 2025 prende in esame l’area dell’esecuzione penale esterna, UEPE, delle comunità, delle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza, REMS, e dei Psichiatrici di Diagnosi e Cura, SPDC.

Dopo i saluti istituzionali del Presidente del Consiglio Regionale della Campania, Massimiliano Manfredi e la relazione del Garante Campano Samuele Ciambriello , interverrà Mario Serio, membro del Collegio dell’Ufficio del Garante nazionale delle persone private della libertà personale.

Concluderà l’incontro il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico.

Ciambriello sottolinea:

La fotografia delle carceri campane, per adulti e minori, oggi, purtroppo, è quella di un sistema in grande sofferenza per il quale parlare solo di emergenza non basta più, rischia anzi di essere riduttivo, perché l’emergenza presuppone qualcosa di temporaneo.

In realtà, ci troviamo di fronte ad una crisi strutturale, cronica, del sistema penitenziario.

I numeri del sovraffollamento, l’aumento delle fragilità sociali e psichiche tra le persone detenute, la carenza di personale e l’insufficienza di servizi ci raccontano di un carcere che fatica a svolgere pienamente la funzione che la Costituzione gli assegna.

Come Garanti territoriali lo sosteniamo da tempo: il carcere non può essere l’unica risposta alla devianza.

Se continuiamo ad usare la detenzione come soluzione generalizzata a problemi sociali complessi, il sistema continuerà a essere in grave affanno.