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Segni Invisibili


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Tutti i posti hanno senso per quello che vi accade. Degli “spazi” non facciamo che parlare continuamente. Spazi reali, spazi virtuali, del dove si fa cosa. Ho sempre pensato, con tutto il rispetto per Marc Augé, che i nonluoghi non siano esistiti mai.

Per Augé i nonluoghi sono quelli in cui la gente passa e non si ferma (autostrade, aeroporti, svincoli, stazioni) ma pure i posti nei quali si consuma come i centri commerciali, i campi profughi persino, perché sono posti nei quali gli individui non entrano in relazione, ma vi si recano assecondando il bisogno di consumo e accelerazione dell’epoca che viviamo.

A questi nonluoghi Augé contrappone i luoghi antropologici. Questi ultimi invece sono luoghi “di senso”, ed il senso viene offerto dall’identità culturale e storica di cui questi luoghi sono portatori. In questo insieme dunque bisogna comprendere la propria casa, chiesa, la scuola, la caserma.

La definizione di nonluogo poi col tempo si arricchisce nel senso di rassicurare l’individuo, dal momento che la globalizzazione proponendo in ogni parte del mondo lo stesso marchio, attraverso il franchising, per esempio, consente di sentirsi sempre a casa. Ammesso, è chiaro, che questo possa rassicurare qualcuno, piuttosto che non atterrirlo facendogli vivere la sensazione di non poter mai sfuggire, che ne so, alle borse di Carpisa. Questo per qualcuno, invece, vuol dire non doversi mai preoccupare di non trovare quello di cui ha bisogno “praticamente ovunque”.

Augé ha quindi convenuto con noi, ad un certo momento, che si tratta del paradosso per cui la propria identità viene ritrovata proprio in quei nonluoghi dipinti come anonimi crocevia. A patto ovviamente che si sia in possesso della giusta identità che può essere opportunamente certificata da: una carta di credito, un passaporto, una carta d’identità.

Della possibilità e della ridefinizione dell’identità culturale di diversi luoghi della città di Napoli racconta l’originale documentario di Angelo Paino e Fabio Testa: Segni invisibili.

Coloro che praticano Napoli ne riconosceranno a tratti posti che hanno vesti diverse.
Per quanto mi riguarda sono rimasta molto colpita dall’edificio di un mercato completamente abitato da uccelli e da “senza fissa dimora” che lo hanno eletto a proprio dormitorio. Naturalmente non ci dormono solo di notte.
A vederlo mi sono ricreduta su Augé. Questi posti per il mondo non esistono.
Avevo torto. A guardare quelle immagini, di cui attraverso questo promo vi offro un assaggio, mi sono sentita invadere da quella malinconia che mi prende in genere mentre lascio il centro e mi dirigo verso le aree periferiche, dove centro e periferia chiaramente non si riferiscono alla città intesa come area urbana e non.

Scorgendo, man mano che si arriva a queste periferie culturali, a tratti malessere e povertà, ed a tratti quel randagismo umano a cui non riesco a fare l’abitudine.
Così come quando vedo cumuli di rifiuti e mi rendo conto che non basteranno oculate amministrazioni per sconfiggere secoli si spazzatura, in ogni parte del mondo.

Soltanto la traccia di poesia, che riconosco, in questo racconto di “Segni Invisibili”, per quanto desolato, mi rincuora. Il bello fa bene, semplicemente il taglio delle inquadrature scelte con tanta cura, del resto dal punto di vista dello sguardo sull’uomo piuttosto che sui luoghi, lo impariamo guardando le foto dei bambini che ci sorridono dalla disperazione.

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Barbara Napolitano
Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è dedicato ad una serie di monografie su protagonisti del teatro contemporaneo, tra i quali Vincenzo Salemme, Ottavia Piccolo, Isa Danieli, Luigi De Filippo, in onda per Rai5. Per la narrativa pubblica nel 2003 per la casa Editrice Amaltea “Zaro. Avventure di un visionauta”, a cui seguono, con diversi editori, “Il mercante di favole su misura” (2007), “Allora sono cretina” (2013) e “Pazienti inGattiviti” (2016). Il libro “Produzione televisiva” (2014), invece è dedicato al mondo della TV. Scrive sui blog “iltempoelafotografia” ed “il niminchialista cinematografico” dedicati alla multimedialità.