Leggiamo dalla definizione sulla Enciclopedia Treccani: celioscopìa s. f. [comp. del gr. κοιλία «cavità, ventre» e –scopia]. – Nel linguaggio medico, sinonimi sono laparoscopia o peritoneoscopia o ancora video-laparoscopia.
Si tratta di una tecnica chirurgica che oggi definiamo mini-invasiva, la cui finalità, cioè, è di ottenere un risultato con la minore invasività chirurgica, che ci permette di vedere e operare all’interno della cavità addominale del paziente, inserendo uno strumento a fibre ottiche, detto laparoscopio, collegato a una telecamera.
L’utilizzo a scopo terapeutico della laparoscopia è nato nel 1975 in ambito ginecologico. Poi, Philipe Mouret, nel 1987, ha eseguito la prima colecistectomia laparoscopica e Jacobs, nel 1990, la prima emicolectomia destra laparoscopica, un intervento per eliminare tumori del colon.
Da allora, queste metodiche si sono diffuse ampliamente, sono disponibili nelle sale operatorie di tutti gli ospedali e necessitano di una serie di strumenti ad altissimo contenuto tecnologico.
Il campo operatorio viene osservato dal chirurgo per mezzo di un sistema video costituito da una telecamera HD o SHD (4K), posta all’estremo di un tubo lungo e sottile, che viene introdotta all’interno dell’organismo.
L’immagine viene proiettata in un monitor che, in alcuni casi, permette la visione in 3D. Tutti gli strumenti, compresa la telecamera, sono immessi nell’organismo attraverso fori della parte addominale, che vengono praticati con piccole incisioni di pochi mm, attraverso cui si infilano delle cannule, dette trocar, che bisogna immaginare come grossi aghi del diametro variabile tra 2 e 12 mm.
Ovviamente, durante l’esecuzione dell’intervento, il chirurgo utilizzerà strumenti analoghi a quelli usati in chirurgia tradizionale, come pinze, forbici, porta aghi, diatermocoagulatori, aspiratori, laser e altri che verranno inseriti attraverso i trocar.
Lo sviluppo tecnologico è continuo e produce sempre nuovi dispositivi di grande efficacia; il chirurgo laparoscopista, ad esempio, può avvalersi di forbici che tagliano i vasi, coagulandoli allo stesso tempo e sigillando il tessuto circostante.
Questi strumenti impiegano, infatti, una tecnologia basata sugli ultrasuoni che provocano l’evaporazione del tessuto incluso nel morso della forbice stessa. Analogo è il funzionamento di altre forbici che utilizzano la radiofrequenza al posto degli ultrasuoni.
Dopo la rimozione di una patologia come una cisti ovarica o una neoplasia, la ricostruzione viene effettuata apponendo clips metalliche oppure punti di sutura con tecniche intra o extracorporee o, ancora, attraverso suturatrici meccaniche
Ora vediamo le varie fasi della preparazione.
L’intervento di laparoscopia ginecologica inizia con l’anestesia generale. Una volta addormentato la paziente, il chirurgo pratica piccole incisioni nell’addome attraverso le quali inserisce il laparoscopio e i trocar attraverso cui saranno introdotti altri strumenti.
La cavità addominale viene insufflata con gas CO2 per permetterne la distensione e la visibilità degli organi. Il chirurgo, dopo aver completato, rimuove gli strumenti e sutura le incisioni cutanee.
I vantaggi sono costituiti da:
– magnificazione dell’immagine ottenuta attraverso l’ingrandimento della telecamera e, quindi, una maggiore precisione;
– minore sanguinamento durante l’intervento per la pressione positiva esercitata dal gas introdotto in addome;
– riduzione del dolore post-operatorio;
– minore probabilità di ernie (laparoceli) nella sede delle incisioni;
– rischio inferiore di contaminazione batterica e infezione delle ferite;
– ridotta possibilità di aderenze viscerali post-operatorie per la minore manipolazione chirurgica;
– ripresa post-operatoria più rapida, con tempi di degenza più brevi;
– migliori risultati estetici per la ridotta estensione delle cicatrici chirurgiche.
La laparoscopia ginecologica può avere finalità diagnostiche e chirurgiche.
Nel primo caso verrà utilizzata per:
– dolore pelvico cronico;
– sospetta malformazione degli organi genitali;
– infertilità;
– sospetta gravidanza extrauterina;
– stadiazione della malattia endometriosica e malattia infiammatoria della pelvi.
Ovviamente, può diventare operativa nel caso in cui le condizioni lo consentano, come nel caso di una conferma di gravidanza extrauterina o GEU a sede tubarica, in cui si praticherà l’asportazione della tuba o salpingectomia.
Attualmente, tutte le indicazioni chirurgiche in ginecologia possono essere eseguite mediante laparoscopia, dalle indicazioni più validate, quali le masse annessiali benigne, fino agli interventi più avanzati, come prolasso urogenitale, malattia endometriosica estesa o neoplasie maligne.
Autore Altiero Biello
Altiero Biello, medico-chirurgo, specialista in Ginecologia ed Ostetricia, con particolare competenza in infertilità di coppia, diagnostica ecografica, medicina in menopausa. Dirigente Medico presso PMA Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (NA), specialista territoriale, pratica tutte le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita. Cultore di Studi Tradizionali è il fondatore dell’Associazione Culturale “Il filo sotterraneo: oltre la nebbia” alla ricerca di testimonianze di studiosi, traduttori ed archeologi indipendenti che sembrano far risalire la nostra civiltà ad un’antichissima tradizione e cultura.













