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Casa famiglia di don Benzi apre in caratteristico borgo italiano

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L’inaugurazione il 13 luglio a Nidastore (AN)

Una nuova casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII apre le sue porte in un tipico borgo marchigiano. L’inaugurazione si terrà venerdì 13 luglio dalle ore 17:00 a Nidastore, piccola frazione del Comune di Arcevia, in provincia di Ancona.

Saranno presenti il Cardinal Elio Sgreccia, il Vescovo di Fano, Mons. Armando Trasarti, il Sindaco Andrea Bomprezzi e Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Papa Giovanni XXIII.

A Nidastore era già presente una casa famiglia, sempre della Papa Giovanni, guidata da papà Nunzio e mamma Naide che precedentemente hanno vissuto per molti anni in una missione della Comunità in Brasile. Pertanto, adesso diventeranno due le case, a poca distanza una dall’altra. Entrambi gli immobili sono stati donati alla Comunità di don Benzi dal Cardinal Elio Sgreccia, originario di Nidastore, già Presidente della Pontificia Accademia della Vita, uno dei maggiori bioeticisti a livello internazionale.

L’anziano presule – 90 anni – aveva chiesto di avere una presenza direttamente a don Oreste Benzi, il fondatore della Giovanni XXIII. Finalmente papà Nunzio e mamma Naide, dopo 3 anni di lavori, potranno festeggiare l’inaugurazione della loro nuova casa, più ampia e quindi in grado di accogliere più persone. Poco lontano, nella casa dove la coppia abitava fino ad oggi insieme a 6 persone accolte, verranno ad abitare Samuel e Liliana, di ritorno dalla missione in Albania.

Cardinale Elio Sgreccia

Commenta Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, nonché papà di casa famiglia:

È significativa la presenza di due case famiglia missionarie in un piccolo borgo che vive il problema dello spopolamento e della presenza di numerosi anziani. Cercheranno di essere famiglia non solo con le persone che accolgono in casa, ma anche con tutto il paese.

La casa famiglia è il modello più autentico e rappresentativo dello stile di accoglienza della Papa Giovanni. Non strutture residenziali ma strutture affettive. Case dove non ci sono operatori e utenti ma papà e mamme che mettono la loro vita totalmente a servizio di chi ha bisogno di essere accolto. Non un’occupazione lavorativa quindi, fatta da operatori specializzati, ma una scelta di vita, in risposta ad una vocazione, quella della Papa Giovanni, ed alla convinzione che ogni persona ha diritto ad una famiglia in cui crescere e vivere, a qualsiasi età.

Continua Ramonda:

Da 50 anni, in Italia ed in 42 Paesi del mondo, apriamo le nostre porte e diamo una famiglia a chi non ce l’ha. Non solo bambini, ma anche adulti, ragazzi che escono dalle dipendenze, ex prostitute, senza fissa dimora. Insomma tutti.
La famiglia è il luogo dove curiamo non solo i nostri accolti, ma anche noi stessi. Perché è la risposta al bisogno innato di relazione che abbiamo.

Spesso si usa impropriamente il nome “casa famiglia” per definire strutture residenziali che non hanno nulla di simile ad una famiglia. Nelle nostre case invece la convivenza è imperniata su un’intensa e incondizionata relazione affettiva. Queste sono le vere casa famiglia, come don Benzi le ha intese e volute.

La ristrutturazione del nuovo immobile, in cui si trasferirà la casa famiglia di Nunzio e Naide, è stata finanziata grazie anche ad un contributo erogato dalla Conferenza Episcopale Italiana, derivante dai fondi dell’8×1000 devoluti alla Chiesa Cattolica.

L’inaugurazione della casa famiglia di Nidastore arriva nell’anno in cui la Comunità celebra i 50 anni dalla sua fondazione, avvenuta nel 1968. In Italia sono presenti 202 case famiglia della Papa Giovanni, che accolgono 1.283 persone di tutte le età e di tutte le provenienze. Altre 50 sono le case famiglia nate all’estero. La Comunità Papa Giovanni XXIII ha lanciato una campagna sulle case famiglia con l’hashtag #iosonofamiglia.

Nidastore (AN)

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Vittorio Alberto Dublino

Autore Vittorio Alberto Dublino

Vittorio Alberto Dublino, educatore socio-pedagogico lavora nel Marketing e nel Cinema come produttore effetti visivi digitali. Con il programma Umanesimo & Tecnologia inizia a fare ricerca sui fenomeni connessi alla Cultura digitale applicata all’Entertainment e sugli effetti del Digital Divide Culturale negli Immigrati Digitali. Con Rebel Alliance Empowering viene candidato più volte ai David di Donatello vincendo nel 2011 il premio per i Migliori Effetti Visivi Digitali. Introducendo il concetto di "Mediatore della Cultura Digitale" è stato incaricato docente in master-post laurea.