Ogni primo gennaio, il mondo profano si risveglia con la febbre dei buoni propositi.
Le palestre si popolano, le agende si riempiono di liste ordinate, le parole “quest’anno sarà diverso” si ripetono come un mantra che, il più delle volte, svanisce entro febbraio.
L’umanità intera si muove all’unisono in un rito collettivo, antico quanto la propria storia: lo stesso spirito che animava i Babilonesi durante l’Akitu, il festival di rinnovamento celebrato oltre quattro millenni fa.
Anche loro cercavano purificazione e rinnovamento, offrendo agli dèi le colpe dell’anno trascorso. Eppure, allora come oggi, molti compivano il rito per tradizione più che per trasformazione.
In verità, dietro i propositi profani si nasconde quasi sempre un’ombra: il desiderio dell’io di apparire migliore piuttosto che di essere migliore. È una forma di egoismo spirituale, una ricerca di gratificazione immediata travestita da virtù.
Mi iscriverò in palestra.
Mangerò in modo più sano.
Sarò più gentile.
Promesse formulate al futuro, come se la salvezza fosse un appuntamento rimandato. Ma il futuro, per chi dorme, somiglia fin troppo al passato.
Dentro il Tempio, invece, tutto ha un’altra dimensione. Lì il tempo non si misura con il calendario profano, ma con il ritmo eterno del simbolo.
Il Massone non attende gennaio per ricominciare, poiché comprende che ogni alba è occasione di rinascita, ogni sera di riflessione, ogni battito del cuore è un nuovo inizio.
L’anno massonico non si apre quando l’orologio segna la mezzanotte del 31 dicembre, ma il 1° marzo, a pochi giorni dall’equinozio di primavera, momento in cui la Luce supera le tenebre e il mondo, riflesso del tempio interiore, ritrova il suo equilibrio cosmico.
Questa eterna vittoria della Luce non è soltanto un fatto astronomico: è l0immagine vivente della lotta che ciascun Iniziato combatte dentro di sé.
Lì, nel profondo, convivono le stesse forze che governano il cosmo: il sole e l’ombra, il silenzio e il rumore, l’ordine e il caos.
Il vero “buon proposito” non è quindi un elenco da compilare, ma un atto di presa di coscienza. È la scelta di volgere lo sguardo verso la Luce sapendo che la via passa sempre attraverso la propria oscurità.
Gli antichi conoscevano bene questo linguaggio. Quando nei Saturnali il servo sedeva al posto del padrone e Giano bifronte vegliava su passato e futuro, non celebravano la confusione, ma la memoria: ricordavano all’uomo che la trasformazione è la legge stessa dell’universo.
Solo riconoscendo la necessità del cambiamento, l’essere umano può trascendere il tempo lineare per accedere al tempo sacro.
Il Massone sa che questo ciclo non è mitologia, ma realtà interiore: non si diventa iniziati una volta per tutte, ma lo si diventa continuamente, ad ogni gesto, ad ogni respiro consapevole, ad ogni atto di rettificazione.
Così, quando il mondo profano recita “anno nuovo, vita nuova”, il Fratello risponde con un sorriso silenzioso: “stesso anno, uomo rinnovato”.
Perché il suo lavoro non conosce stagioni. Egli sa che la pietra grezza non si leviga in un giorno, ma attraverso l’inverno lento dell’anima, fatto di errori riconosciuti e di piccole vittorie interiori.
Ogni colpo di scalpello è una lezione, ogni caduta un atto d’apprendimento. Il Tempio universale non si costruisce con pietre perfette, ma con uomini disposti a diventarlo.
L’uomo propone, ma il Grande Architetto dispone.
La sapienza di questo proverbio biblico (Proverbi 16:9) richiama la più profonda umiltà iniziatica: l’idea che il compito del Massone è agire con rettitudine, ma senza attaccamento al risultato.
Egli lavora per la Gloria del Grande Architetto, non per vanità personale. È consapevole che ogni atto di trasformazione personale produce risonanza nel macrocosmo, che ogni gesto sincero contribuisce a mantenere stabile la volta del Tempio.
Per questo il suo proposito non è “migliorarsi”, ma armonizzarsi. La differenza è sottile, ma decisiva: migliorarsi implica un giudizio sull’imperfetto; armonizzarsi significa ritrovare il posto giusto nel disegno divino. La vera crescita non è conquista, ma ritorno. Non è appropriazione, ma restituzione.
In questo cammino, l’antico motto Ora et labora assume significato rinnovato: pregare e lavorare diventano due estremi di un unico respiro.
L’orazione elevata non è fuga dal mondo, ma immersione più profonda in esso; il lavoro non è fatica sterile, ma preghiera incarnata.
Ogni azione compiuta con consapevolezza trasmuta l’ordinario in sacro: lavare, scrivere, insegnare, costruire… tutto può diventare gesto iniziatico se contiene in sé la misura e l’intenzione.
Il luogo da cui tutto si origina è il Gabinetto di Riflessione. Lì dove il buio più fitto avvolge l’iniziando, si cela la prima Luce. Quella stanza, silenziosa e quasi spoglia, è un ventre simbolico: rappresenta la Terra che accoglie il seme, la morte da cui germoglia la vita, il punto esatto in cui l’uomo profano si dissolve perché possa nascere l’Uomo Interiore.
V.I.T.R.I.O.L.
Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem.
Il Massone che medita su quella formula comprende che il vero rinnovamento non è fuori, ma dentro di sé; e che il tesoro nascosto non è un premio, ma la propria Essenza.
Durante questo processo di ascensione, la Sapienza illumina il cammino, la Forza sostiene l’animo e la Bellezza infonde armonia, le tre colonne invisibili che sostengono il Tempio interiore.
Chi le coltiva diventa centro di equilibrio: non domina, ma ispira; non giudica, ma comprende; non combatte per distruggere, ma per pacificare. È così che la Fratellanza si traduce in atto concreto e non in parola di rito.
In un mondo dominato da competizione e narcisismo, il Massone rappresenta un controcanto silenzioso. Egli non cerca la perfezione per essere ammirato, ma per servire; non desidera potere, ma giustizia; non accumula, ma dona.
La sua è una Luce che non abbaglia, ma orienta, come il lume posto sulla tavola del Tempio. In questo senso, ogni buono proposito smette di essere promessa e diventa preghiera, non quella che chiede, ma quella che accetta.
L’egoismo profano si disgrega nella consapevolezza iniziatica. L’io che voleva “diventare migliore” comprende che l’unico compito vero è essere vero. Attraversa le proprie ombre, le riconosce, le integra, e ne fa parte integrante della sua Luce. Senza tenebra, nessuna Luce potrebbe esistere. È nel crogiuolo dell’ombra che l’Uomo imparziale nasce.
Fratelli, Sorelle: non chiedete all’anno di offrirvi serenità o successo. Domandategli, invece, di concedervi la lucidità di riconoscere la vostra Luce e il coraggio di donarla al mondo. Ogni proposito autentico nasce dall’amore e ritorna all’amore.
Incipe iam. Mater tua te vocat.
Inizia ora, perché ogni istante può essere la tua soglia.
Che il 6026 dell’Anno di Vera Luce non sia soltanto una data, ma uno stato dell’essere.
Non un tempo che passa, ma un Tempio che cresce in voi, pietra dopo pietra, silenzio dopo silenzio, Luce dopo Luce.
Autore Rosmunda Cristiano
Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.













