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Benvenuti a Boschetto

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Boschetto (PR)


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Sono arrivata a Boschetto la sera dell’otto maggio dopo nove ore di viaggio in autostrada. La A1 è un fiume di carri merce e camion a mano a mano che ci si inerpica su per gli appennini tosco-emiliani. Ci si accorge di essere nei pressi di Parma dall’enorme edificio con su scritto Barilla che svetta.

Uscita dall’autostrada è un’unica via fatta di curve e cavalcavia a guadare il Taro.
C’è acqua dappertutto qui. Rivoli e venute si rincorrono e vivificano il paesaggio color verde smeraldo. Entrata ad Albareto, le case sono larghe e basse. Nonostante sia primavera piena, i comignoli fumano legna del bosco. È ancora freddo.

Siamo a circa un’ottantina di chilometri da Parma, per la precisione in Val di Taro, territorio gestito dalla Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno. Albareto è abitato da poco più di duemila persone e vanta un passato di acceso fronte nella lotta partigiana per la liberazione durante il secondo conflitto mondiale.

Ha un’infinità di piccole frazioni: Bertorella, Buzzò, Cacciarasca, Campi, Case Bosini, Caselle, Case Mazzetta, Case Mirani, Codogno, Folta, Gotra, Il Costello, Lazzarè, Le Moie, Groppo, Montegroppo, Pieve di Campi che rientra tra i centri più importanti di arte gotica italiana, Pistoi, San Quuirico, Spallavera, Squarci, Tombeto, Torre e Boschetto. Io sono proprio qui, a Boschetto.

Non vi sarà difficile immaginare perché Boschetto si chiami in questo modo. È a circa un chilometro e mezzo dal centro di Albareto, vicinissima al confine ligure, con punte di altitudine che arrivano a circa milleduecento metri sul livello del mare e il numero di abitanti non arriva a cento. La prima struttura che si incontra, varcato l’ingresso, è il campanile costruito con la pietra locale, accanto è l’unica chiesa, di fronte è l’unico bar della frazione e una casa di cura per anziani.

A Boschetto l’acqua è purissima, con ottime proprietà diuretiche e curative, ma soprattutto non si paga perché gestita dalla popolazione locale attraverso la titolarità dei diritti di uso civico e così anche la commercializzazione della legna e dei funghi è gestita dalle persone del luogo come risorse della comunità. I funghi qui crescono in abbondanza e in una moltitudine di varietà: porcini, prugnoli, finferli rappresentano la seconda fonte di ricchezza del luogo.

Comunalia è il nome dello strumento giuridico ed ente unitario che gli abitanti di Boschetto adoperano per esercitare, in forma associativa, il diritto di uso civico sulle risorse territoriali, attraverso assemblee organizzative e decisionali costituenti l’esecutivo della volontà collettiva.

Gli usi civici arrivano da molto lontano, dal tempo dei romani e ancor prima. Successivamente rientrarono, in epoca medievale, tra i diritti tesi a garantire la sopravvivenza e il benessere di alcune comunità appartenenti ad un determinato feudo. Tali comunità erano autorizzate ad usufruire di risorse quali legna, erba per i pascoli, funghi e altro ancora all’interno di un’area che era, però, di proprietà del dominus, ovvero del feudatario, del sovrano o della Chiesa.

In Italia gli usi civici si diffusero anche all’interno dei comuni o in particolari forme di autonomia politica e organizzativa e si tramandarono di generazione in generazione.

Il termine stesso Comunalia, che gli abitanti di Boschetto, a tutt’oggi, adoperano per significare la gestione comunitaria delle risorse, lo si ritrova nei testi medievali scritto, Communalia, ad indicare i terreni sui quali ogni individuo poteva esercitare i diritti legnatico, pascolatico, erbatico e fungatico.  

Un modus vivendi et operandi invidiabile che ha resistito per secoli e a cui tutti gli individui della comunità sono tenuti a partecipare.

Purtroppo oggi questi tentativi di autogoverno e autogestione delle risorse fanno fatica a rientrare nell’ambito del diritto moderno che riconosce soltanto la proprietà privata.
Ad ogni modo, sono tentativi necessari a ricordarci che altre economie sono possibili, con margini maggiori di coinvolgimento individuale e collettivo corrispondenti, inevitabilmente, ad una maggiore presa di coscienza e responsabilità nei confronti delle ricchezze del proprio territorio.

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Marilena Scuotto
Marilena Scuotto nasce a Torre del Greco in provincia di Napoli il 30 luglio del 1985. Archeologa e scrittrice, vive dal 2004 al 2014 sui cantieri archeologici di diversi paesi: Yemen, Oman, Isole Cicladi e Italia. Nel 2009, durante gli studi universitari pisani, entra a far parte della redazione della rivista letteraria Aeolo, scrivendo contemporaneamente per giornali, uffici stampa e testate on-line. L’attivismo politico ha rappresentato per l’autore una imprescindibile costante, che lo porterà alla frattura con il mondo accademico a sei mesi dal conseguimento del titolo di dottore di ricerca. Da novembre 2015 a marzo 2016 ha lavorato presso l’agenzia di stampa Omninapoli e attualmente scrive e collabora per il quotidiano nazionale on-line ExPartibus.