‘Argini’, di Armando Petrone

‘Argini’, di Armando Petrone

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'Argini', di Antonio Petrone


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Titolo: Argini
Autore: Armando Petrone
Editore: Independently published
Anno edizione: 2018
Prezzo: €12,99

È perfetto come un diamante, per citare lo stesso autore, il primo lavoro di Armando Petrone. ‘Argini’, pubblicato in modo indipendente nell’anno corrente in Polonia, è un’opera pioniera oltre il mare della contemporaneità e rappresenta uno squarcio attraverso il quale è possibile scorgere e leggere, in maniera nitida, lo stato delle cose in cui affoga, ma anche sguazza amabilmente, la società che ci rappresenta.

Sto parlando di un linguaggio e di una scrittura superanti il postmodernismo, che si è nutrito della crisi della modernità e del capitalismo avanzato, dell’invadenza dei media e del consumo inteso come anche mercificazione dei valori.

Nel linguaggio di Petrone questa crisi ormai è endemica, è un morbo col quale si convive ogni giorno e contro il quale si è smesso di combattere. È malattia vegetativa. Il disvalore allo stadio puro e permanente.

E così mi sentivo molto nervoso e molto annoiato: gli amici, le luci, le promesse, la testa che girava, la puzza di scorregge nell’aria, il palco, l’amore, i baci strappati tra le note, una specie di inferno stantio per cui avevo anche pagato l’ingresso, una barzelletta, da farci ridere l’intera corte, giullare fottuto che ero.

L’opera non ha niente a che vedere neanche con la sensazione di crollo della civiltà degli scrittori e dei poeti decadenti di fine Ottocento. Il mondo di Petrone è già crollato. È un mucchio di macerie dal quale è impossibile risollevarsi.

Era un’apocalisse d’ipocrisia. I morti avrebbero fatto miglior figura. Sarebbero stati più vivi e avrebbero bevuto con più classe.

Solo l’amore per Gaia e, in verità, solo l’immagine dell’amore per Erre, le due anime della stessa donna costituiscono l’unica via di fuga, il sollievo dalla sopportazione del mondo e di se stessi. Tutto il libro edifica il suo scheletro, fatto di percorsi tortuosi e riflessioni introspettive, intorno ai sentimenti, diversi e mutevoli, ma pur sempre vividi e forti, che Arnaldo prova per questa donna.

Io con la bellezza ho sempre avuto dei problemi. La bruttezza mi è affine, la mia gemella capricciosa, lo schifo del mondo mi è familiare, la bellezza no, rimango pietrificato dalla bellezza, la bellezza di un’anima mi sconvolge e la sua anima era una delle più pure che avessi mai visto.

Arnaldo, protagonista del testo ed eteronimo dell’autore, è un antieroe che rifugge il rapporto con gli altri, che odia il confronto con le parti autentiche del sé perché mal ne sopporta il dolore. La malevolenza, spesso, diventa uno scudo dietro il quale nascondere pensieri vestiti di vigliaccheria e le sue insicurezze stroncano i passi verso il superamento dei propri limiti.

Non me lo meritavo il suo perdono, come non mi meritavo molte altre cose. Oppure ero solo un sadico bastardo? Forse volevo portare a termine la mia opera di tortura? Forse volevo annullarla completamente lei e la sua faccia piena di vita. Possibile che volessi questo, del tutto ragionevole, d’altronde ero e sono una persona orribile.

È, inoltre, chiara e ben resa la contestualizzazione, molto attuale, delle vicende coinvolgenti i due protagonisti, gli scambi in chat, la contemplazione dell’amata su Instagram, le serate in vineria. Uno spaccato perfetto di cosa voglia dire oggi vivere la superficialità dei rapporti con gli altri.

È palese l’amore dell’autore per l’ispiratore di molte sue riflessioni. Bukowski viene citato a più riprese, ma ne riattualizza perfettamente pensiero e forma. Tra le pagine si inciampa in Miller, Cèline, Orwell, consapevole dell’assunto che

L’uomo diventa ciò che legge.

L’opera di Armando Petrone in realtà gli Argini li frantuma, convogliando uno modo di scrivere e di pensare alla letteratura in una nuova dimensione, contemporanea, ostica, problematica, ma senza dubbio nuova e avvincente.

Complimenti all’autore per l’esordio.

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Marilena Scuotto

Autore Marilena Scuotto

Marilena Scuotto nasce a Torre del Greco in provincia di Napoli il 30 luglio del 1985. Archeologa e scrittrice, vive dal 2004 al 2014 sui cantieri archeologici di diversi paesi: Yemen, Oman, Isole Cicladi e Italia. Nel 2009, durante gli studi universitari pisani, entra a far parte della redazione della rivista letteraria Aeolo, scrivendo contemporaneamente per giornali, uffici stampa e testate on-line. L’attivismo politico ha rappresentato per l’autore una imprescindibile costante, che lo porterà alla frattura con il mondo accademico a sei mesi dal conseguimento del titolo di dottore di ricerca. Da novembre 2015 a marzo 2016 ha lavorato presso l’agenzia di stampa Omninapoli e attualmente scrive e collabora per il quotidiano nazionale on-line ExPartibus.