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Antonio Penne e il Palazzo del Diavolo

Palazzo Penne a Napoli

Una meravigliosa lastra marmorea del monumento funebre ad Antonio Penne, realizzata da Antonio Baboccio da Piperno, collocata all’ingresso a sinistra del Monastero di Santa Chiara a Napoli, presenta lo stemma del suo casato, cioè le enne.

Il sarcofago, invece, è posto entrando a destra ed è rivolto con i piedi non verso l’ingresso come dovrebbe, ma al contrario; i santi raffigurati alla sua base, ad eccezione di Sant’Antonio, presentano tratti scimmiesco-diabolici.

Tutto questo lascia pensare a qualcosa che colleghi Antonio Penne alla stregoneria e all’occulto.

C’è, infatti, una leggenda a Napoli che ha dell’incredibile e che vede come protagonisti il Palazzo del Diavolo, un giovane e furbo consigliere del Re, una donna avida e addirittura l’incarnazione del male in persona: il Demonio.

Il tutto ambientato nel cuore della città, nei pressi di largo Banchi Nuovi, a Palazzo Penne, nome che non dice niente a nessuno perché ormai tutti conoscono l’edificio così come caratterizzato dalla leggenda: il Palazzo del Diavolo.

In piazzetta Teodoro Monticelli è possibile ammirare una delle più interessanti testimonianze della cultura rinascimentale napoletana: Palazzo Penne.

L’edificio fu commissionato proprio da Antonio Penne, consigliere del Re Ladislao di Durazzo (1377 – 1414) e, probabilmente, fu eretto su disegno di Antonio Baboccio da Piperno durante il primo decennio del Quattrocento.

In facciata, oltre allo stemma della famiglia Penne, sull’arco del portale è presente un’incisione di un verso di Marziale che recita:

Tu che giri la testa, o invidioso, e non guardi volentieri questo (palazzo), possa di tutti essere invidioso, nessuno lo è di te.

Palazzo Penne a Napoli

Antonio Penne, storico segretario e consigliere del sovrano Ladislao di Napoli nel 1406, era addirittura così stimato e rispettato che riuscì a farsi costruire la tomba per la sua sepoltura appunto all’interno del Monastero di Santa Chiara, dove si può ammirare tutt’ora.

Il Palazzo del Diavolo è passato di mano in mano per secoli, fino a quando, nel 2002, la Regione Campania lo ha affidato all’Università degli studi di Napoli L’Orientale per costruirci dei laboratori. Il progetto non è stato mai portato avanti, nonostante gli appelli del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dell’UNESCO.

Nel dicembre 2020, poi, il Ministero della Cultura, la Regione Campania e il Comune di Napoli hanno siglato un’intesa per finanziare, con fondi messi a disposizione dal Contratto Istituzionale di Sviluppo per il Centro Storico di Napoli, il recupero dell’edificio quattrocentesco, uno dei pochi esempi di architettura rinascimentale ancora esistente nel capoluogo campano.

Un piano di restauro e rifunzionalizzazione della Regione, tramite l’Assessorato al Governo del Territorio e la sua Direzione Generale, con la collaborazione dei Dipartimenti di Architettura e di Ingegneria dell’Università Federico II, per trasformarlo in Casa dell’Architettura.

Una scelta anche simbolica, per riaffermare la dimensione territoriale di Napoli, l’avere la capacità di modernizzarsi mantenendo la sua grande tradizione culturale e urbanistica, come affermato dal Sindaco Gaetano Manfredi durante la conferenza stampa di presentazione.

Un progetto di riqualificazione che segue un rapporto di collaborazione molto intenso, a partire dal 2016, tra l’Ateneo, la Pubblica amministrazione al fine della conoscenza, dell’interpretazione e della ricostruzione storica, come aggiunto da Michelangelo Russo, Direttore del Dipartimento di Architettura della Federico II.

L’intento, quindi, è recuperare l’unicità tra Palazzo Penne e il seicentesco Complesso dei Padri Somaschi, la Chiesa dei Santi Demetrio e Bonifacio, proprio di fianco, per creare un polo culturale dedito all’architettura e al design urbano, luogo di studio e ricerca, spazio espositivo aperto a turisti e cittadini.

Palazzo Penne a Napoli

Ma torniamo all’affascinante racconto.

Il mito vuole che Antonio Penne, arrivato a Napoli, si innamorasse di una donna bellissima alla quale propose di divenire sua moglie. La giovane, avida e vanitosa, che aveva già tanti spasimanti che le facevano la corte, disse ad Antonio che avrebbe acconsentito al matrimonio solo se lui fosse riuscito a costruire un palazzo di bellezza pari alla sua nel giro di una sola notte.

L’impresa sembrava impossibile, ma l’uomo chiese l’aiuto del Diavolo, che accettò di erigere l’edificio in una notte in cambio della sua anima. Il Penne firmò il contratto col sangue, ma si curò di lasciare una clausola irrisoria, che avrebbe svelato solo alla fine.

Il Demonio riuscì nell’impresa e gli chiese dunque quale fosse l’ultima condizione. Antonio gli spiegò che avrebbe dovuto indovinare il numero preciso dei chicchi di grano che lui avrebbe sparso sul pavimento del cortile.

Una volta contati mancavano 5 chicchi, che il furbissimo segretario del monarca aveva ricoperto di pece per farli attaccare alle unghie di Lucifero impedendogli di vederli e, quindi, di aggiungerli al conto finale.

Il Diavolo, adirato, protestò per l’inganno, ma, a quel punto, Antonio si fece il segno della croce, facendolo sprofondare in un buco formatosi nel pavimento. All’interno del Palazzo del Diavolo, oggi, esiste ancora un pozzo chiuso che, si dice, conservi ancora l’ospite beffato.

Autore Altiero Biello

Altiero Biello, medico-chirurgo, specialista in Ginecologia ed Ostetricia, con particolare competenza in infertilità di coppia, diagnostica ecografica, medicina in menopausa. Dirigente Medico presso PMA Ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (NA), specialista territoriale, pratica tutte le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita. Cultore di Studi Tradizionali è il fondatore dell’Associazione Culturale “Il filo sotterraneo: oltre la nebbia” alla ricerca di testimonianze di studiosi, traduttori ed archeologi indipendenti che sembrano far risalire la nostra civiltà ad un’antichissima tradizione e cultura.