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Ancora sulla questione femminile in Massoneria – I parte

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Elizabeth Aldworth


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Tra il 1710 e il 1712 in Irlanda, Miss Elizabeth St. Leger, figlia di Arthur St. Leger, Massone, poi divenuta moglie di Richard Aldworth, attraverso un’apertura praticata sul muro di un appartamento di Doneraile Court, la casa di famiglia dei St. Legers, assiste ai misteriosi riti massonici che si svolgono nella stanza adiacente.
Quando i membri della Loggia scoprono che il loro segreto era stato violato decidono, qualche tempo dopo, di iniziarla alla Massoneria.

Elizabeth Aldworth, ricordata come The Lady Freemason è, almeno ufficialmente, la prima donna Massone della storia.

Tutto questo avviene ben prima del 1723, anno in cui James Anderson licenzia la seconda revisione delle Costituzioni nelle quali, al terzo titolo, si stabilisce che le persone ammesse come membri di una Loggia devono essere uomini buoni e sinceri, nati liberi e di età matura e discreta, non schiavi, non donne, non uomini immorali o scandalosi, ma di buona reputazione.

A partire da quella data si assisterà alla diffusione di organizzazioni “massoniche” che applicano rigorosamente il precetto in questione ed altre che lo disattendono dando vita a Istituzioni miste o esclusivamente femminili.

Per sviluppare il tema non vorrei avventurarmi in una ricerca storico – analitica di stampo accademico. Sull’argomento sono già stati versati fiumi di inchiostro. E c’è chi questa ricerca l’ha fatta e la può fare meglio di me. Da qui in poi, farò affidamento solo alla lanterna della “tradizione vivente” così come la sento e la vivo nella mia imperfetta interiorità. Questa sarà l’unica biblioteca a cui cercherò di attingere. E chiedo scusa in anticipo se non sarò chiaro.

Purtroppo, come dice la Volpe al Piccolo Principe:

Le parole sono fonte di malintesi.

Quando penso a quanti modi di interpretare la Massoneria ci siano mi viene sempre in mente la parabola buddista dell’elefante e dei 6 saggi ciechi.

C’erano una volta sei saggi ciechi. Fu condotto in città un elefante. I sei volevano conoscerlo, ma come avrebbero potuto?
“Lo toccheremo”, disse il primo.
“Buona idea”, risposero tutti.
Il primo gli toccò il grande orecchio. Lo sentì muoversi avanti e indietro.
“L’elefante è come un ventaglio”, proclamò.
Il secondo gli toccò le zampe.
“É come un albero”, affermò.
“Sbagliate”, disse il terzo toccando la coda, “É simile a una fune”.
Il quarto sfiorò una zanna. “L’elefante è come una lancia”, esclamò.
“No, no”, disse il quinto, “è simile ad una muraglia”. Aveva toccato il fianco dell’elefante.
Il sesto, afferrando la proboscide, disse: “Avete torto, l’elefante è come un serpente”.
“No, fune!”
“Serpente!”
“Muraglia!”
I sei ciechi continuarono a bisticciare e non riuscirono a capire come fosse fatto un elefante.

Sulla questione dell’iniziazione femminile in Massoneria è avvenuta un po’ la stessa cosa: ognuno la vede a proprio modo ed è difficile districare e inutile tentare di districare la matassa delle varie interpretazioni.

Nella mia lunga vita massonica ho sentito di tutto.

Le donne in Loggia? No, per carità. Portano discordia, pettegolezzi. Non sono affidabili. Sono pericolose.

Lo dico subito a scanso di equivoci, e lo spiegherò meglio nel corso dell’articolo: trovo semplicemente ripugnanti certe affermazioni che definire “maschiliste” è fare un complimento.

Non mi va nemmeno di confutarle. Sembra di essere regrediti ai tempi del Concilio di Nicea del 585 d.C., quando i Vescovi cristiani accordarono a maggioranza alle donne l’anima immortale.

La Tradizione. Quella vitale, non sclerotizzata, ci insegna a pensare con il cuore e amare con la mente. A uccidere il vivo e risvegliare il morto, per far nascere una visione, un pensiero vivo, seppur scomodo e difficile, non una vuota elucubrazione o la replica di un pensiero comune o contaminato.

La Loggia in primis, rappresenta la necessaria struttura operativa umana e la conseguente forma istituzionale dell’organizzazione. Ma anche, drammaticamente, il terreno dove si possono insinuare le deviazioni sociali, le filosofie del tempo, la politica, le contaminazioni ideologiche, che possono allontanare la Massoneria dalla via del Risveglio.

Senza la consapevolezza della centralità dello Spirito certe concezioni si possono riverberare negativamente nella comunità dei membri sia come offuscamento del significato di rituali e simboli, sia come deviazione dell’architettura stessa del ponte di comando istituzionale.

Esistono numerose prove storiche del fatto che le donne siano state ammesse nelle Gilde degli Artigiani.

Ad esempio in Francia, il ‘Livre des Métiers’ del 1268 prevede l’accesso delle donne nelle Corporazioni artigiane e la loro elezione al grado di Maestro, anche in mestieri tradizionalmente maschili.

Sì, può essere certamente accaduto che, ad esempio, una donna, a causa della morte del coniuge, abbia assunto un ruolo direttivo all’interno della Corporazione di mestiere per salvaguardarne la continuità.

La scissione cosmica dell’androgino uomo – donna narrata in tutti i miti ci porta a considerare che la sessualità umana articolata in generi diversi non è evidentemente solo una caratteristica funzionale alla riproduzione, ma un modo di sentire diversamente la vita dall’interno in termini di identità.

A rigore vale la pena di sottolineare che in ogni donna operano forze maschili ed in ogni uomo quelle femminili. Come raffigurato nel simbolo taoista dell’Yin-Yang dove il germe dell’uno è contenuto nell’altro.

Ma anche se la donna possiede l’Oro, ciò non ne costituisce l’essenza. Come d’altra parte anche se l’uomo porta in sé l’Argento alchemico, questo similmente, non ne costituisce l’essenza.

 

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Hermes

Autore Hermes

Sono un Massone qualsiasi. Orgogliosamente collocato alla base della Piramide. Ogni tanto mi alzo verso il vertice per sgranchirmi le gambe. E mi vengono in mente delle riflessioni, delle meditazioni, dei pensieri che poi fermo sul foglio.