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Amaralina – Tautogramma alla Nigredo

Amaralina

Attento Alchimista; Ambrata, avvolgente, avvinta, ella attende, assolve, assale: aneliti e Angeli.

Alimenta l’Athanor e amplifica ciò che accoglie, per poi astenersi, attardarsi, divenire aeriforme.

Apprese l’anonimo Arcano, mentre l’apertura d’ancestrali e aride acque arrise all’animato afflato, aspergendo argento d’Arte.

Arguti e autorevoli Architetti non approvarono l’audacia dell’aurea aurora, mentre ascoltavano armonie e andamenti d’approfonditi artifizi, associandoli ad arzigogolate assenze.

Assetato d’antidoto che alleviasse l’amarezza dell’accorata ascensione d’aura, m’abbandonai all’assurdo, assurgendo ad Apprendista avvolto d’antiche ali, affetto d’atavico abbacinamento per avvicinamento all’apice dell’Amore per cui Ardere e abbandonarsi, annoverandomi, poi, tra gli abbandonati, gli accantonati, gli addolorati, gli afflitti che ammirano e ammiccano all’anatomia dell’Assoluto.

Adesso, non più assorto, aderisco ad alacre alterigia che angustia, annichilisce, appesantisce un’Albedo ambigua, affrontando l’archetipo d’un Adepto poco autorevole il cui amalgama annaspa tra acido e alcalino, l’assioma e l’assurdo, l’avatarico e l’anacronistico.

Sei Alkaest che assoggetta all’adorazione, allude all’Azoth, altera l’apocalittica asfissia allegorica. Azzardo che non si appaga, allineato al mio asse che non appare, poiché appura l’astruso e l’attrito con l’autentico.

Avida attrice, attraversata d’arsenico e angoscia, ammali con abilità avversa alla tua anima. Astuta agonia amara, che àncora l’aquila all’acacia tra alambicchi e abluzioni, mentre arroganti abbracci d’argilla assaporarono l’acqua regia che abita nei tuoi anfratti, abbeverandosi del tuo affascinante abisso.

Accerchiato d’aculei d’acciaio, annuso l’acre accostarsi dell’adunanza d’anticristi, aduggianti e adulatori che affiorano da agapi agghiaccianti.

L’alba tra gli alambicchi. Alleluia.

Allievo che allena l’algore nell’altitudine, altrimenti l’altro approfitterebbe dell’ambìto algoritmo, accluso nell’adamantina accidia abitante i tuoi annebbiati angoli.

Annodato all’apogeo del tuo arrabbiarti e armare un arsenale di silenzio contro chi ti ha amata, armeggio arrovellandomi per affrancarmi, allontanarmi e adempiere a ciò che l’Aruspice attinse dalle mie anse. Arroventati artigli asportarono aspidi ed ascaridi annegandole in Antimonio.

Asceta in tenuta d’assalto contro l’asinaggine delle asperità in assalto, assedio l’accusa con aghi e atropina.

Astio tra gli Astri e l’Averno, allestisce aulico Atrabile auspicio d’austerità e azione azzeccata e senza azzardo.