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‘Addio Dolce Casa Mia’, docufilm sulle Vele di Scampia

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'Addio Dolce Casa Mia' - ph Ciro Scuotto


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Quando ciò che viene abbattuto non può comunque essere rimosso

‘Addio Dolce Casa Mia’ è un film documentario in produzione nel 2020 da Bronx film, scritto da Gaetano di Vaio e Ciro Scuotto, con Regia di Ciro Scuotto, ma è soprattutto un faro sulle emozioni di chi ha visto, respirato e vissuto le Vele di Scampia, quartiere popolare a nord di Napoli.

Progettate dall’Architetto Di Salvo nel 1962 e realizzate grazie alla legge 167, le Vele di Scampia diventano famosissime in tutto il mondo per essere un simbolo di Camorra. Un’immagine piatta e superficiale, quest’ultima, che non tiene conto, però, di un contesto così complesso e variegato, spostando allo stesso tempo l’attenzione dal vero problema di chi in quelle Vele ci ha vissuto e ancora le abita.

Il progetto ‘Addio Dolce Casa Mia’, è stato concepito dagli autori come un libro che apre il suo prologo sul giorno dell’abbattimento della Vela verde e dispiega la sua storia attraverso dei capitoli dedicati ai protagonisti, abitanti e, allo stesso tempo, osservatori di quello spazio che oltrepassa il piano fisico per arrivare dritto a quello emotivo.

Il capitolo primo è dedicato a Ciro, Danilo e ai tanti ragazzini che vivono le Vele tra giochi e vita familiare, su uno sfondo di odori, sensazioni e sentimenti contrastanti.

Il secondo è la storia della prima notte di Nadia nella Vela Rossa. Nadia ha diciassette anni e il papà disoccupato si trova costretto a dover occupare una casa nel quartiere popolare. In una notte di luglio, calda e afosa, la giovane ragazza, tremolante, abbraccia Ilaria, sua sorella, nel disperato tentativo di addormentarsi.

Il terzo è la narrazione della vita politica e attiva di Francesco, membro del Comitato Vele di Scampia. Francesco ha lottato tutta la vita per l’abbattimento delle Vele, al fine di ottenere delle abitazioni migliori, più accoglienti, più decorose. Ama profondamente sua moglie Carmela, ed è proprio grazie a questo amore che è riuscito a salvarsi dai richiami della malavita e dalle insidie della strada.

Il documentario è descritto nello spirito che lo ha originato dallo stesso Ciro Scuotto nelle note di regia, in attesa di poter godere appieno di questo attesissimo docufilm in uscita per il cinema nel 2021.

Erano anni che sentivo fortemente il desiderio di raccontare parte del mio quartiere. Dico parte perché sono di Secondigliano solo per metà. Mio padre è nato e cresciuto qui, mia madre no. Mamma è di Napoli centro. L’essere per metà di Secondigliano ha fatto sì che la conoscessi bene; l’ho vissuta con gli amici di scuola, con i miei cugini, ci ho giocato spesso a calcio, ne ho attraversato spesso le strade. E di tutta quella zona, leggendaria era Scampia con le sue Vele, col loro mito di pericolosità e delinquenza. Non ci ho mai creduto, o meglio solo in parte, non a tutto.

La sorella di mio padre, mia zia Mena, per cinque anni ha vissuto all’inizio degli anni Novanta in un appartamento nella vela gialla dopo che mio zio aveva perduto il lavoro. Mio padre non mi ci portava spesso. È capitato qualche volta di domenica pomeriggio dopo pranzo. Ero molto piccolo e di quei momenti ricordo solo i ballatoi lunghissimi con poca luce.
Le vele sembravano respirare, rumori e suoni si dispiegavano ovunque, la vela era aperta e tesa al vento, con tutta la sua portata di inquietudine e disagio. Le ho sempre trovate affascinanti.

Sono passati anni ormai, mia zia non vive più lì, è riuscita ad avere una casa più grande, più, comoda, più bella.

Appartengo anch’io alle Vele. Che mi piaccia o no questa è la verità. Ed è di questo senso di appartenenza, presunto o reale, voluto o celato che sento l’urgenza, la necessità di raccontare, ma soprattutto di raccontare a me stesso. Come possiamo definire il non luogo dal quale tutti scappiamo, ma al quale sempre ritorniamo per sentire, percepire in maniera tangibile, l’autenticità di ciò che siamo? Il mio non luogo troppo fisico e reale, manifesto in tutto quello che sono capace di fare, è Scampia.

Il 18 febbraio 2020, è stato reso ufficiale il giorno in cui avrebbero abbattuto la prima Vela, quella verde. L’abbattimento è avvenuto il 20 febbraio alle dieci dopo il discorso del Sindaco.

A detta della Giunta comunale, la Vela verde, sarebbe stata la più semplice da svuotare.
Le famiglie da spostare in tronco erano soltanto venticinque, le altre tre Vele, stracolme di gente, avrebbero richiesto più tempo.

Come potevo raccontare tutto questo? Quale strada avrei potuto percorrere per non rendermi tediosamente scontato?

Reporter, giornalisti, registi, sceneggiatori e scrittori hanno preso ispirazione dall’universo di Secondigliano, e alcuni hanno fatto anche dei lavori buoni. Non avevo ben chiaro il modo in cui avrei voluto esprimere il mio infinito stupore per quei palazzoni che fino alla fine ho sempre reputato bellissimi, con tutto il loro portato di particolarismo sociale.

Durante i miei sopralluoghi, armato di telecamera, ho conosciuto ragazzi, bambini, vecchi, donne, uomini. Tutti avevano in comune un sentimento: la fierezza.
Erano fieri, tutti ma proprio tutti, erano fieri di appartenere alle Vele, di essere di Scampia. I primi che ho incrociato per strada sono stati Ciro e Danilo. Ricordo la malinconia negli occhi languidi di Ciro che cadeva copiosamente giù insieme alle macerie della Vela verde.

Da bambino la Vela era il suo parco giochi. Mi ha detto che tutti i bambini come lui appena finita la scuola si incontravano nei ballatoi pronti a giocare insieme.
Una marea di bambini giocava lì, in quei garage bui, in quei ballatoi fatiscenti, in mezzo a quelle perdite d’acqua fetide e a quei fili della corrente penzoloni e pericolosi. La Vela era casa sua.

Avrei potuto raccontare le Vele così, attraverso la narrazione dei suoi eroi e delle loro storie…

Mentre Giornalisti, fotografi, televisioni, documentaristi, tutti, compreso me, rubavamo un pezzo di Vela senza vergogna, senza educazione, senza chiedere il permesso, senza timore, senza scrupolo alcuno, le macerie erano lì, distese al sole, sotto gli occhi di tutti a rimandarci i tonfi di una storia territoriale al commiato.

Dopo quella giornata infernale, ho realizzato che per raccontare diversamente le Vele, avrei dovuto ascoltarle. Sono salito al terzo piano della vela celeste e ho chiuso gli occhi, in mezzo ai ballatoi ho ascoltato in silenzio, come quando ero piccolo, come quando la domenica pomeriggio attaccato alla mano di mio padre, la sentivo respirare.

Foto Ciro Scuotto

Addio Dolce Casa Mia - ph Ciro ScuottoAddio Dolce Casa Mia - ph Ciro ScuottoAddio Dolce Casa Mia - ph Ciro ScuottoAddio Dolce Casa Mia - ph Ciro ScuottoAddio Dolce Casa Mia - ph Ciro ScuottoAddio Dolce Casa Mia - ph Ciro ScuottoAddio Dolce Casa Mia - ph Ciro ScuottoAddio Dolce Casa Mia - ph Ciro ScuottoAddio Dolce Casa Mia - ph Ciro ScuottoAddio Dolce Casa Mia - ph Ciro Scuotto
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Lorenza Iuliano

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.